All’evento che ha segnato l’inaugurazione di Scania Milano Est ha partecipato direttamente anche casa madre, tramite l’Executive Vice President & Head of Scania Commercial, Stefano Fedel. Italianissimo, classe ’70 e in Scania fin dal 1996, nella prima parte della sua carriera Fedel è stato anche Managing Director di Scania Milano prima di ricoprire ruoli di primo piano in Scania Italia e a livello EMEA. Ricopre il ruolo attuale dalla fine del 2021. Noi lo abbiamo incontrato.

Stefano Fedel: “L’attenzione al territorio è un caposaldo per Scania”

Quanto è importante per Scania investire nella rete, come dimostra l’inaugurazione di Scania Milano Est? La strategia messa in campo da Scania Italia rappresenta anche quella di casa madre?

Assolutamente sì. Possiamo tranquillamente dire che l’attenzione al territorio è il caposaldo della nostra strategia commerciale. Il nostro punto è sempre stato quello di lavorare assieme ai nostri clienti per sviluppare sia i prodotti, sia le soluzioni che permettano ai clienti di effettuare il trasporto in modo efficiente. Naturalmente la capillarità sul territorio è la base di questo. L’Italia, da questo punto di vista, ha fatto un lavoro eccezionale, come dimostra la struttura di Scania Milano Est. In alcuni casi, poi, la vicinanza del cliente deve essere ancora maggiore rispetto alla struttura, come dimostra per esempio il servizio Scania On-Site che porta, diciamo così, l’assistenza a casa del cliente. Per rispondere alla domanda, insomma, si tratta di una strategia assolutamente globale, che guarda anche al futuro, peraltro.

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In che senso?

Negli ultimi anni abbiamo fatto passi giganteschi in termini di connettività dei veicoli, e nei prossimi 10 o 20 anni il settore si svilupperà ulteriormente in modo incredibile. Per semplificare, possiamo dire che oggi, di fatto, il camion è un computer. E se non siamo vicini ai clienti, è difficile supportarli in questo percorso di grande cambiamento. Noi non vogliamo vendere il prodotto, vogliamo vendere un servizio. Parliamo di intelligenza artificiale, di guida autonoma. Tutti ambiti che richiederanno uno sviluppo condiviso con il cliente: se non abbiamo la capacità di capire come loro operano, è difficile usare la tecnologia per aiutare i clienti a migliorare la qualità del loro lavoro.

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Tutto questo è riferito soprattutto alle grandi flotte, oppure può essere applicato anche a cui ha flotte di dimensioni ridotte?

Ovviamente le soluzioni sono diverse, ma la strategia è esattamente la stessa. Le grosse flotte oggi hanno alcune esigenze, ma se noi riusciamo a supportare anche le piccole e le medie flotte, secondo me riusciamo a dare un futuro a queste aziende.

Scania e la sfida dell’elettrificazione

In tema di elettrificazione, dal suo punto di vista, quali sono le ragioni principali dell’attuale Europa a due velocità?

Uno dei temi principali è quello delle infrastrutture, per esempio. Oggi, dal punto di vista operativo, nel nord Europa l’infrastruttura di ricarica per le rotte principali non è un problema, mentre nel sud Europa, le strutture di ricarica sono ancora troppo poche. Questa, però, è una conseguenza, non è la causa del problema. È anche una questione culturale, di sensibilità verso la sostenibilità, che è superiore nei paesi del nord Europa, obiettivamente. Questo si riversa nella capacità di distribuire i costi tra i diversi attori. Faccio l’esempio del trasporto nel settore food, che è un trasporto prettamente regionale, già di norma elettrificato in paesi come Svezia o Norvegia, per esempio. Ma c’è anche dell’altro.

Cioè?

Se parliamo di ricarica e di struttura di ricarica, sfortunatamente la burocrazia che vediamo nel sud Europa è estremamente diversa da quella che abbiamo in nord Europa. Noi come Scania abbiamo una società, Erinion, che supporta i nostri clienti per la ricarica in deposito, e vediamo che i tempi dei processi delle autorizzazioni per installare una stazione di ricarica in sud Europa non sono compatibili con i tempi del business, diciamo così. Non è accettabile che i progetti per la realizzazione delle infrastrutture di ricarica durino anni. In ogni caso, è solo una questione di tempo: il futuro è elettrico, di questo siamo convinti.

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Il possibile impatto della ricarica megawatt

Abbiamo di recente visto sessioni concrete di ricarica megawatt. Pensate possa essere un punto di svolta reale nell’elettrificazione del lungo raggio?

La velocità di ricarica è un prerequisito importante soprattutto per il lungo raggio. Con i tempi di ricarica che ci sono oggi e le infrastrutture di ricarica attuali, tuttavia, abbiamo le condizioni per ricaricare in tempi rapidi i veicoli. C’è anche da dire che lo sviluppo delle batterie, o meglio delle celle, ha una velocità molto elevata: le batterie che ci saranno fra cinque anni, per esempio, ci permetteranno di gestire il lungo raggio in modo tranquillo e di gestire la velocità e la potenza di ricarica in modo da dare la possibilità all’operatore di essere flessibile a eseguire le sue attività di trasporto.

Si parla spesso dell’importanza degli incentivi per affrontare i costi maggiori in questo primo periodo di vita dei camion elettrici. Non tutti i costruttori hanno lo stesso parere sugli incentivi. Qual è la vostra opinione?

Noi non siamo contrari agli incentivi, ma di certo quelli di lungo periodo non sono sostenibili dal punto di vista finanziario. Secondo me dobbiamo lavorare tutti assieme, e onestamente lo stiamo facendo in Europa, per fare in modo che il trasporto elettrico stia in piedi dal punto di vista della redditività delle case e dei trasportatori. Il business deve alla lunga sostenersi da solo, e c’è la possibilità che si sostenga da solo.

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Le faccio un’ultima domanda sul brand Scania, che davvero non ha bisogno di presentazioni o puntualizzazioni. Temete che i cambiamenti che stanno attraversando l’autotrasporto, dall’elettrificazione in giù, possano mettere un po’ a rischio il patrimonio e la reputazione che Scania ha accumulato nel corso dei decenni?

Negli ultimi dieci anni c’è stata una trasformazione anche in Italia del settore del trasporto, e Scania come brand ha vissuto e sta vivendo una transizione. Il fatto è che io non penso che oggi il brand Scania sia legato solo agli appassionati del veicolo. Quando parlo con le grosse flotte in giro per l’Europa, quello che mi dicono è che l’attitudine di Scania, che punta a creare partnership con i clienti, è apprezzata e va al di là del tipo di azienda con cui ci confrontiamo. Io penso che questo ci venga riconosciuto anche in un mondo che, magari, non è più il mondo tradizionale che Scania ha vissuto negli ultimi 40 anni o 50 anni. Questo bagaglio culturale, a mio parere, è un patrimonio da non disperdere, oggi come domani.

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