IVECO, la sfida di Revetria nei medio-pesanti: dal MY26 all’elettrificazione
Da luglio alla guida delle gamme media e pesante di IVECO in Italia, Massimo Revetria fa il punto sulle priorità del nuovo incarico: il posizionamento del MY26, il recupero nel segmento over 16 ton, il peso crescente di servizi e connettività e una transizione energetica costruita sulle reali esigenze dei trasportatori.
Lo scorso 1° luglio, Massimo Revetria ha formalizzato il suo passaggio da responsabile gamma leggera a responsabile gamma media e pesante, IVECO Mercato Italia. Un cambio piuttosto netto per un manager che vanta 25 anni di esperienza all’interno di IVECO e che, peraltro, si era già occupato di camion in passato. A Revetria spetta ora un compito non facile, considerati i grandi cambiamenti che sta attraversando il mercato e anche il momento tutt’altro che lineare nella ultracinquantennale storia di IVECO. Forse è presto per parlare di una vera e propria strategia delineata – d’altronde, il tempo effettivo da quando ha assunto il nuovo ruolo è stato davvero breve – ma le idee ci sono.
Massimo Revetria (IVECO): “Per me è come un ritorno a casa”
Abbiamo imparato a conoscerla in questi ultimi come responsabile della gamma leggera di IVECO, adesso il salto tra i pesanti. Che tipo di cambiamento è, a livello personale?
È sicuramente un cambiamento importante, che affronto con grande entusiasmo e senso di responsabilità. La gamma leggera mi ha dato l’opportunità di lavorare a stretto contatto con clienti molto diversi tra loro, dagli artigiani alle grandi flotte, sviluppando una forte attenzione alle esigenze operative e alla creazione di valore attraverso prodotti e servizi; inoltre, un vantaggio non indifferente è rappresentato dalla possibilità di essere affiancato dalla rete di concessionarie ufficiali IVECO. Il mondo dei veicoli industriali pesanti presenta dinamiche differenti, ma il principio resta lo stesso: ascoltare il cliente e aiutarlo a gestire il proprio business in maniera sempre più efficiente. È un settore in cui aspetti come il costo totale di esercizio, l’uptime e la qualità dell’assistenza sono decisivi e credo che l’esperienza maturata negli anni possa rappresentare un valore aggiunto anche in questo nuovo ruolo.
Dal punto di vista strettamente personale, è un cambiamento importante ma in un certo senso, vista la mia esperienza passata, mi sembra di tornare a casa.
Cosa c’è da fare, nell’immediato?
Innanzitutto, ascoltare: le necessità dei clienti, le loro attitudini in relazione all’evoluzione della digitalizzazione o della transizione energetica. Da qui partiremo per elaborare una vera e propria strategia.

L’arrivo del Model Year 2026
Il lancio del Model Year 2026 è stata una tappa importante nel percorso recente di IVECO. Cosa vi aspettate di nuovo rispetto a un prodotto come il Model Year 24, che era stato presentato non molto tempo fa, e cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni?
Il MY24 aveva già rappresentato un passaggio fondamentale nel percorso evolutivo della nostra gamma pesante. Con il MY26 abbiamo voluto fare un ulteriore passo avanti, concentrandoci su tre aspetti chiave: efficienza, qualità e digitalizzazione.
Da un lato abbiamo migliorato ulteriormente le prestazioni. Dall’altro abbiamo lavorato molto sulla qualità e sull’affidabilità, grazie a processi di sviluppo e validazione ancora più rigorosi. Parallelamente, la connettività diventa sempre più centrale e consente di offrire servizi evoluti che aiutano il cliente a massimizzare la disponibilità del mezzo.
Guardando ai prossimi anni, credo che vedremo un’integrazione sempre maggiore tra veicolo, servizi e dati. Il camion continuerà a essere il cuore dell’attività dell’autotrasportatore, ma sarà sempre più inserito in un ecosistema digitale capace di migliorare efficienza, manutenzione e produttività.
Lo abbiamo percepito distintamente all’evento di lancio del MY26: i servizi, le opzioni di connettività e la manutenzione preventiva sono elementi sempre più importanti nell’azione di un costruttore di camion oggi. Questo cosa significa per voi? Che il dialogo con i clienti è sempre più orientato a quell’aspetto?
Assolutamente sì. Oggi il cliente non acquista semplicemente un prodotto, ma una soluzione capace di supportare il proprio business per l’intero ciclo di vita del veicolo. Per un trasportatore, ogni fermo macchina rappresenta un costo. Ecco perché il tema dell’uptime è diventato centrale. La connettività, la manutenzione predittiva, gli aggiornamenti over-the-air di IVECO, che consentono di aggiornare software e funzionalità da remoto senza fermare il veicolo in officina, e più in generale i servizi digitali ci permettono di passare da una logica reattiva a una logica predittiva.
IVECO: come risalire la china nel mercato over 16 ton in Italia?
La conosciamo come una persona molto attenta ai numeri, e quelli del mercato camion, sostanzialmente stabile in Italia negli ultimi anni, non sono positivi per IVECO in questo momento, specialmente nel segmento over 16 ton. È preoccupato? Pensa che sia un calo fisiologico? Quale strategia volete mettere in campo per invertire il trend?
Quando si lavora in un mercato competitivo è giusto guardare ai numeri con grande attenzione, ma senza farsi guidare esclusivamente da una fotografia di breve periodo. IVECO ha performato in un contesto in cui le dinamiche competitive risultano molto differenziate tra i vari comparti. Continuiamo a registrare risultati positivi nei medi di fascia alta e a mantenere una posizione di leadership nel segmento over 16 ton dei cabinati on road, dove circa un veicolo immatricolato su tre è un IVECO, grazie anche alla forte collaborazione sviluppata nel tempo con il mondo degli allestitori.

Nel segmento over 16 ton la situazione è più sfidante. In particolare, il mercato dei trattori è caratterizzato da una pressione competitiva molto elevata, alimentata da politiche commerciali particolarmente aggressive da parte di alcuni concorrenti. A questo si aggiunge il percorso di consolidamento del posizionamento della nuova gamma MY26, che sta progressivamente arrivando sul mercato. Anche il comparto off road sta vivendo una fase di forte competizione.
Credo che il mercato stia attraversando una fase di normalizzazione dopo anni caratterizzati da dinamiche eccezionali. Per questo continuiamo a investire sul rinnovamento della gamma, sul miglioramento della qualità, sui servizi connessi e sull’esperienza complessiva del cliente. Siamo convinti che i contenuti della gamma MY26, insieme ai punti di forza che da sempre contraddistinguono IVECO, come vicinanza al cliente, rete, costo totale di esercizio, ampiezza dell’offerta e capacità di accompagnare le imprese nella transizione energetica, ci consentiranno di rafforzare ulteriormente la nostra competitività e consolidare la nostra posizione sul mercato italiano.
Com’è stata vissuta finora l’operazione Tata Motors (tuttora in via di definizione) dai flottisti italiani, e specialmente da quelli che hanno un rapporto stretto con IVECO?
Le domande non sono mancate, ed è comprensibile quando si parla di un’operazione di questa portata. Quello che abbiamo riscontrato nel dialogo con i clienti è soprattutto la volontà di capire quali saranno le ricadute concrete sul business. Il messaggio che continuiamo a trasmettere è molto semplice: IVECO continua a operare con la stessa attenzione verso clienti, prodotti e servizi che ne hanno caratterizzato il percorso negli ultimi anni. Le attività quotidiane, gli investimenti sulla gamma, sulla rete e sull’innovazione proseguono secondo i piani annunciati e il nostro impegno verso il mercato italiano rimane invariato.

La svolta elettrica (anche tra i pesanti)
Abbiamo l’impressione che IVECO creda di più nell’elettrificazione, anche nella gamma medio-pesante, sebbene per certi tipi di missione. Di certo, l’S-eWay ha una configurazione molto interessante. È così?
Non si tratta tanto di credere o no nell’elettrificazione, ma di capire esattamente quali sono le esigenze concrete dei nostri clienti e anche di ottimizzare gli investimenti. In altre parole, IVECO crede molto nell’elettrificazione, ma con un approccio pragmatico. Ci sono applicazioni in cui l’elettrico è già oggi una risposta concreta e competitiva. Penso ad alcune missioni regionali, alla distribuzione urbana e alle attività con percorrenze prevedibili e possibilità di ricarica programmata. In questi contesti, l’IVECO S-eWay rappresenta una soluzione estremamente interessante. Per favorire l’accesso a questa tecnologia, possiamo contare anche su GATE, la società del Gruppo dedicata al noleggio e ai servizi per la mobilità elettrica, che consente ai clienti di avvicinarsi all’elettrico con formule flessibili e con un modello “pay-per-use”.
Allo stesso tempo, sappiamo che il percorso in Italia è condizionato anche dalla disponibilità delle infrastrutture e dalla sostenibilità economica degli investimenti. Per questo continuiamo a credere in un approccio multi-energetico, in cui elettrico, biocarburanti, HVO e, in prospettiva, idrogeno possano convivere per rispondere alle diverse esigenze operative. E poi il nostro S-eWay ha una caratteristica…
Quale?
È un veicolo nativo elettrico, non un adattamento di un veicolo termico, e questo è un aspetto molto importante. In più, arriva secondo me nel momento giusto: noi preferiamo proporre ai clienti una soluzione elettrica solo quando è effettivamente a disposizione ed è stata testata a sufficienza sul campo o, per esempio, dalle testate specializzate. Rispetto ai concorrenti, IVECO ha il vantaggio di aver già dimostrato in passato – con la diffusione del gas naturale – di saper gestire al meglio anche fasi di discontinuità come quella che il mercato sta attraversando. Dobbiamo far tesoro di questa forza.