Massimo Dodoni (AD DAF): Si alza l’asticella della competizione e noi ci faremo trovare pronti
Dalla IAA alla prossima Ecomondo. Dalla sfida dei costruttori asiatici all'evoluzione dei camion elettrici, passando per il comfort delle cabine e la riduzione dei fermi macchina. Massimo Dodoni, amministratore delegato di DAF Veicoli Industriali, analizza le trasformazioni del trasporto pesante e guarda con fiducia alle prospettive del marchio sul mercato italiano.
L’arrivo di nuovi costruttori dall’Asia, la corsa all’elettrificazione e un mercato europeo destinato a rimanere sostanzialmente stabile: per i costruttori di camion, la competizione si annuncia sempre più serrata. Ma secondo Massimo Dodoni, amministratore delegato di DAF Veicoli Industriali, i marchi europei hanno ancora carte importanti da giocare, a cominciare dalla qualità dei prodotti, dalla capillarità dell’assistenza e dalla capacità di innovare.
Lo abbiamo incontrato dopo la IAA Transportation di Hannover, che ha offerto uno spaccato delle principali trasformazioni in atto nel settore. Ne è nata una conversazione che spazia dalle nuove soluzioni DAF per gli allestitori al futuro delle batterie, passando per l’evoluzione dei servizi di assistenza e le prospettive del mercato italiano. Con una convinzione di fondo: la transizione tecnologica è ancora nelle sue fasi iniziali e i margini di miglioramento sono tutt’altro che esauriti.

Massimo Dodoni (DAF): quello che ho visto ad Hannover
Siamo reduci da una IAA che ha messo in luce grande fermento nel settore, anche (ma non solo) per l’ingresso nel mercato di player nuovi nel trasporto pesante europeo. Quali considerazioni si possono fare, dal suo punto di vista?
IAA rimane la fiera di riferimento per il mercato europeo, questo è chiaro. Anche quest’anno ha mostrato alcune tendenze fondamentali. Uno è la portata dell’elettrificazione, e ad Hannover si è visto che i costruttori stanno facendo passi avanti davvero importanti. E poi non si può non citare la partecipazione di tanti player asiatici: ho ricevuto davvero tante domande in merito. Io penso, in sintesi, che non ci dobbiamo certo sorprendere, perché ormai da diversi anni questi costruttori stanno sviluppando soluzioni che guardano anche al di fuori dei loro mercati di riferimento.
È d’accordo con chi dice che i costruttori europei, più che reagire, devono continuare a puntare su qualità e innovazione per non rischiare di perdere quote di mercato?
I costruttori europei, a mio avviso, sono tutt’altro che impreparati. L’arrivo di nuovi player avrà certamente l’effetto di alzare l’asticella e portare la competizione su un livello diverso. Lo scenario cambierà, anche perché il mercato dei veicoli industriali in Europa è destinato a rimanere sostanzialmente stabile, sui 350-360mila veicoli. Per usare un’immagine immediatamente chiara, la torta rimane quella e le fettine potrebbero ridursi. C’è però un altro elemento da considerare.
Quale?
C’è un periodo fisiologico di inserimento nel mercato che i nuovi player dovranno considerare e che riguarda l’acquisizione di fiducia nei confronti dei brand e dei prodotti, la creazione di una rete di assistenza adeguata, la disponibilità di ricambi e così via. Tutti fattori che i costruttori tradizionali hanno già pienamente acquisito. Però mi permetto di tornare alle tendenze viste alla IAA.

Prego.
Specialmente per quanto riguarda gli autocarri, si sono viste soluzioni interessanti in tema di allestimenti. DAF, per esempio, ha messo in mostra una serie di applicazioni che definiamo ready-to-go, o anche plug-in, con l’obiettivo di far arrivare agli allestitori telai già pronti per accogliere la struttura. Interveniamo, insomma, sugli attacchi idraulici, pneumatici, elettrici o elettronici già in fabbrica per ridurre il time-to-market. Noi ci crediamo molto e il mercato ci sta premiando.
Quello che DAF ha mostrato alla IAA 2026
Dopo la IAA, abbiamo scritto che DAF ha puntato a ritoccare verso l’alto il livello di comfort, funzionalità e praticità all’interno della cabina. È un modo di rispondere ai concorrenti che vi stanno seguendo nel mettere mano alle cabine, anche grazie alla normativa europea?
Per noi il benessere all’interno della cabina è un elemento fondamentale, perché far funzionare bene il business attorno all’utilizzatore del veicolo significa soddisfare due interlocutori. In primis l’azienda, ma anche chi il veicolo effettivamente lo guida, chi lo vive. E aggiungo che per noi il benessere è inteso sia come confort, sia come sicurezza attiva e passiva. Insomma, DAF è sempre molto attenta a elementi come spazio vitale all’interno della cabina, visibilità, finestrature molto più estese rispetto ad altri veicoli, sistemi ADAS di ultimissima generazione e, chiaramente, una logica di funzionamento dal punto di vista del software di ultimissima generazione. E poi c’è l’aspetto dell’assistenza, sul quale puntiamo molto.

In che senso?
Abbiamo aggiornato il nostro servizio di gestione tecnica a livello globale, cambiando perfino il nome da Service Department ad Uptime Department per meglio rendere l’idea. Il concetto, per noi, è cambiato radicalmente: non si offre più un servizio di riparazione, ma si cerca di ridurre più possibile il fermo macchina.
Le potenzialità (in gran parte inespresse) della mobilità elettrica
Conosciamo la sua opinione (positiva) sulla mobilità elettrica e il suo ottimismo riguardo al futuro, nonostante un mercato oggi complesso, non solo in Italia. DAF sta intervenendo sulla tara dei camion elettrici, argomento caldo in questo momento, riorganizzando la disposizione dei pacchi batterie. Basterà per convincere gli scettici?
Le batterie sono il cuore del veicolo elettrico. Quasi tutto gira intorno a questo componente, in termini di costo e di prestazione. DAF sta lavorando sostanzialmente su quattro direttrici. La prima è la diminuzione del peso, perché meno peso significa più carico utile. La seconda è la diminuzione delle dimensioni, perché più piccola è la batteria, più dispositivi si riescono a installare a bordo. La terza direttrice è la diminuzione del tempo di carica e la quarta è l’aumento dell’autonomia. Per tutti questi aspetti, sono convinto che l’evoluzione tecnologica nei prossimi anni darà un grande aiuto. Un esempio sono le batterie allo stato solido, che arriveranno anche nel trasporto pesante. Senza citare lo sviluppo dell’idrogeno, che può alimentare sia il motore a combustione interna, sia le celle a combustibile su powertrain elettrificati.

C’è spazio per lo sviluppo, insomma…
Esatto. Prendiamo i motori endotermici tradizionali. Tutte le case stanno sviluppando ulteriormente i propri propulsori, ma le percentuali reali di miglioramento delle prestazioni sono ormai piuttosto basse, perché si è arrivati a un punto in cui passi avanti realmente impattanti sono piuttosto difficili da ottenere. Guardando alle nuove tecnologie, invece, il discorso cambia. Idrogeno, elettrico, ibrido sono tutte tecnologie che hanno spazi di evoluzione praticamente sconfinati davanti. Da un anno all’altro, insomma, le prestazioni si avvicinano a quelle del motore endotermico in termini di autonomia, tempi di ricarica o di rifornimento.
Però, al contrario di quello che succede con i motori endotermici, le case costruttrici non controllano l’intera filiera, che comprende anche la produzione delle batterie a partire dalle celle. Questo cambia lo scenario?
Non sono molto d’accordo e spiego perché. Noi, come gruppo Paccar, stiamo realizzando una gigafactory negli Stati Uniti che sarà dedicata solo alla produzione di celle a combustibile e batterie. L’obiettivo è ottenere un processo simile a quello del motore endotermico, interamente controllato dal gruppo. Sono convinto che sarà una chiave importante in vista del futuro prossimo.
Mercato e prossimi eventi: il bilancio dell’AD Dodoni
Sono passati i primi tre trimestri dell’anno, si può fare un piccolo bilancio di mercato. DAF è in leggera crescita nel segmento over 16 ton e in crescita più marcata tra i trattori. Come giudica questi dati?
Comincio da una valutazione generale sul mercato dei pesanti in Italia, che sta aumentando del 4 per cento circa per chiudere a fine anno intorno alle 24mila immatricolazioni, a cui vanno aggiunti i circa 3.000-3.500 veicoli di classe media. Per il prossimo anno, invece, ci aspettiamo un andamento sostanzialmente stabile, con un aumento dei trattori e un calo dei carri, sulla scia di quanto sta accadendo quest’anno, anche per via della fine dell’effetto-PNRR. Come DAF, in Italia, io penso che a fine anno potremo migliorare la quota di mercato dell’anno scorso. Mi aspetto buoni risultati in questi ultimi mesi, con la concretizzazione di un ottimo lavoro fatto nei mesi scorsi.

Torniamo a parlare di elettrificazione. Si avvicina Ecomondo e DAF ancora una volta sarà presente con un veicolo, un cabinato elettrico allo stand. Quale messaggio volete trasmettere quest’anno?
Allora, per noi Ecomondo è una fiera che ha assunto carattere di evento di riferimento, anche per la qualità della proposta. Ci saremo e mostreremo il meglio di quello che possiamo proporre nel settore che si mette in luce a Rimini. Paro di veicoli che sono utilizzabili, pronti all’uso, per le applicazioni urbane o di corto raggio. E qui va fatto un discorso specifico sulle municipalità, che dovrebbero accogliere in maniera più decisa la mobilità elettrica anche nel trasporto merci per preservare maggiormente le città e i centri storici, a livello sia di emissioni, sia di rumore. Per non parlare delle missioni di corto raggio, per esempio per collegare gli hub presenti nell’hinterland alla città vera e propria, dove si potrebbero utilizzare maggiormente camion elettrici che già oggi hanno autonomia più che sufficiente per soddisfare questo tipo di necessità.