Scania accelera sull’elettrico in Cina: a Rugao si attendono solo le autorizzazioni
Christian Levin annuncia un'accelerazione nello sviluppo dei camion a batteria nello stabilimento di Rugao, in Cina. Il progetto si inserisce nella strategia industriale del gruppo, in un mercato che sta cambiando rapidamente.
Scania accelera i programmi per produrre camion elettrici nello stabilimento di Rugao, in Cina. Lo ha dichiarato il presidente e amministratore delegato Christian Levin in un’intervista a Bloomberg, ripresa poi da The Edge Malaysia.
“Abbiamo dovuto accelerare i tempi“, ha spiegato Levin, che poi ha aggiunto: “L’iter autorizzativo in Cina, di norma complesso, si è mosso molto più rapidamente di quanto potessimo immaginare”. La produzione dei veicoli a batteria partirà appena saranno ottenute le autorizzazioni necessarie.
Scania a Rugao: una base industriale per il mercato asiatico
Il polo di Rugao, nella provincia di Jiangsu, è stato inaugurato il 15 ottobre 2025 (qui il nostro articolo). Secondo quanto comunicato ufficialmente da Scania, parliamo di un investimento da circa 2 miliardi di euro, per una superficie di 800 mila metri quadrati e una capacità produttiva autorizzata di 50 mila veicoli all’anno. Un dato, quest’ultimo, relativo all’intero stabilimento e non solo ai camion elettrici.
Il sito, nelle intenzioni del costruttore svedese, serve il mercato cinese e mercati di esportazione selezionati, affiancando i già esistenti poli industriali del gruppo in Europa e America Latina.
Come avevamo raccontato nel nostro reportage da Södertälje, la presenza in Cina è parte della strategia con cui Scania punta a rafforzare competitività e sviluppo tecnologico. Levin, già allora, aveva riconosciuto che l’elettrificazione europea stava procedendo più lentamente di quanto il costruttore avesse previsto e questo fa il paio con la necessità evidenziata dall’amministratore delegato del Grifone: accelerare i tempi.
Elettrico, il divario fra Cina ed Europa
Bloomberg collega la crescita della domanda cinese agli incentivi alla sostituzione dei veicoli e ai prezzi elevati del gasolio. Levin prevede che i camion elettrici possano arrivare a rappresentare metà delle nuove vendite in Cina all’inizio del 2027: una sua valutazione prospettica, va sottolineato, e non un risultato già raggiunto.
Per l’Europa, il manager richiama invece infrastrutture di ricarica insufficienti, scarsa capacità della rete elettrica e costi operativi tanto elevati quanto instabili. A questi fattori se ne aggiunge un altro, anch’esso decisivo, la frammentazione dell’autotrasporto: per una piccola impresa, cambiare cliente e missione può significare ritrovarsi con un camion elettrico poco adatto alle nuove tratte.
Il sentiment generale, che emerge da Scania ma non solo, è chiaro: la transizione dipende dalle condizioni che permettono alle imprese di utilizzare i veicoli riuscendo ad abbinare continuità operativa e sostenibilità economica.