Due giorni a Södertälje, immersi nel mondo Scania. A vedere da vicino e sentir battere – da dentro – quello che è il cuore pulsante della produzione del Grifone. Con i propri occhi. Con le proprie orecchie. Un’esperienza che va dritta dritta nella scatola delle cose che contano. Un privilegio. O almeno: per chi scrive, così è stato.

Quarantotto ore, spese perlopiù tra Scania Demo centre e Scania R&D centre, che ci hanno permesso di visualizzare più nitidamente quella che è la traiettoria industriale del costruttore svedese: dalla necessità di efficientare il diesel a quella di accelerare sull’elettrico; e poi, l’importanza del software e la costante ricerca di un contatto con la realtà operativa dei clienti.

A tavola (rotonda) con Levin

Tanti i passaggi interessanti vissuti nella fresca e umorale (meteorologicamente parlando) Södertälje di giugno. Tra questi, la tavola rotonda con Christian Levin, presidente e Ceo di Scania.
Neanche il tempo di iniziare e subito una risposta secca, eloquente, sul mercato dell’elettrico in Italia: “Deve prima iniziare davvero”. Che detto da chi – Levin, appunto – il bel Paese lo conosce molto bene essendo stato alla guida della filiale italiana di Scania dal 2006 al 2010, fa un certo effetto.

Servono investimenti nella ricarica e misure pubbliche che rendano sostenibile l’elettrico. La transizione, in altre parole, non può essere scaricata solo sul trasportatore. Questo, in soldoni, il pensiero del numero uno del Grifone riguardo alla situazione di casa nostra.

Globalmente, invece, è il confronto con la Cina a tenere banco: “Scania – ha ammesso Levin – aveva previsto una crescita dell’elettrico in Europa molto più rapida”. Gli imprevisti? Infrastrutture non abbastanza diffuse, prezzo della CO2, l’ei fu – ahinoi – stabilità geopolitica, e un contesto di politica interna non sempre così favorevole.

Christian Levin, presidente e CEO di Scania

Nel frattempo, il Paese del Dragone corre veloce e l’inaugurazione del nuovo stabilimento produttivo di Scania a Rugao (ne parliamo qui) – nella Cina orientale – va in una direzione ben precisa: “Questa mossa servirà ad alimentare il nostro sviluppo e ad accelerare la transizione verso il trasporto sostenibile”, sottolinea Levin.

Tante parti di uno stesso insieme

Per il Grifone, come è emerso anche dal focus sull’e-mobility, elettrificazione non significa semplicemente sostituire il camion diesel, ma trasformare l’intero ecosistema operativo del cliente.
E il veicolo è soltanto una componente, una parte della soluzione: tutto il resto lo fanno infrastruttura di ricarica, dati, manutenzione, Tco. Un ecosistema integrato, dunque.

Che in sostanza è quanto emerso anche dalla visita al centro R&D, snodatasi attraverso cinque stazioni. Ognuna dedicata a un segmento specifico. Una user experience costruita – pensiamo noi – proprio per evidenziare quanto l’azienda sia concentrata sull’integrazione e non tanto sulla ‘chicca’ tecnologica.

E poi la centralità del cliente, che emerge ancor di più quando viene sottolineato che è da domande concrete che parte lo sviluppo del prodotto: come lavora l’autista? Come deve sentirsi dopo una lunga giornata su strada? Come si comporta il veicolo dopo anni di impiego? Infine, i test: utili non tanto a confermare che tutto funzioni, quanto più a trovare deviazioni prima che arrivino al cliente.

Presidiare lo spazio

In un momento in cui il trasporto pesante è chiamato a cambiare, senza potersi permettere salti nel vuoto, il Grifone sembra voler presidiare uno spazio ben preciso: quello di chi è capace di accompagnare l’evoluzione tecnologica senza tralasciare affidabilità e produttività. Che alla fine, almeno quando si parla di camion, è ciò che conta davvero.

Al Museo Marcus Wallenberg

La visita allo Scania Museum Marcus Wallenberg Hall – questa la denominazione ufficiale – è stata la classica ciliegina sulla torta. Quella che arriva alla fine e rende tutto ancora più buono. Ancora più dolce.
Un percorso espositivo attraverso cui conoscere a fondo la storia del costruttore svedese e la sua evoluzione nel corso degli anni, con alcune tappe decisive – pensiamo, ad esempio, alla nascita del motore V8 – a cui è dedicato ampio spazio.

E poi, naturalmente, la possibilità di toccare con mano i veicoli. Com’è giusto che sia, i protagonisti assoluti del Museo. Dal primo Vabis del 1909, all’esordio di Scania-Vabis Phaeton datato 1912; e poi gli storici veicoli del pre e post Seconda Guerra Mondiale, lanciati tra il 1932 e il 1947, per finire al bellissimo 770S del 2020 e ai giorni nostri, con il 350P del 2026.

In mezzo, altri pezzi d’antologia come lo Scania Lbs140 del 1972, forse il primo camion a essere esteticamente associabile a quelli di oggi.
Insomma: anche questa, un’esperienza da scatola dei ricordi. Di quelli che arrivano. Per restare.

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