Scania ha fatto sapere che più di cinquemila posti di lavoro a livello globale risultano essere in eccesso rispetto alle attuali esigenze del produttore, drasticamente ridimensionate dai colpi inferti dalla crisi provocata dalla pandemia di coronavirus. Soltanto nel quartier generale del Grifone a Sodertalje, in Svezia, sarebbero più di mille le posizioni impiegatizie che andranno riviste. Ad affermarlo è stato Henrik Henriksson, Presidente e CEO di Scania.

Scania

Scania, “la gravità e la durata della crisi non sono prevedibili ora”

Traton (posseduto per l’89,7% da Volkswagen), il gruppo di cui Scania fa parte, aveva dichiarato che l’utile operativo era calato di due terzi lo scorso mese: uno tsunami che, a causa della chiusura degli impianti produttivi e del crollo delle vendite, ha impattato indistintamente su tutto il mondo automotive. Tra i reparti più colpiti troviamo proprio quelli della rete di vendita e assistenza.

“Secondo le nostre stime ci vorrà molto tempo prima che la domanda del mercato raggiunga i livelli pre-crisi: dobbiamo quindi adattare l’organizzazione alla nuova situazione già entro quest’anno – ha poi proseguito Henriksson. “Si tratterà di misure a livello aziendale perciò notifiche formali di licenziamento non sono escluse. Queste misure andranno ad impattare anche comparti dell’azienda che, di solito, non subiscono effetti dai cambiamenti di produzione sul breve periodo”.

Le misure per attutire l’impatto della crisi sui dipendenti

Nella nota è poi stato sottolineato che per i dipendenti di Scania che lavorano nella produzione industriale esistono già degli strumenti che attutiscono gli effetti negativi della variazione della domanda come, per esempio, la banca del tempo (con la quale le unità produttive possono scambiarsi il monte ore lavorativo in base alle esigenze) o il lavoro a tempo determinato insieme a modelli lavorativi che ottimizzano l’efficienza. Tra le misure per ridurre l’impatto della crisi è prevista anche la riduzione dei consulenti esterni, soprattutto per quanto riguarda la Ricerca e lo Sviluppo.

Un concetto rimarcato anche da Lisa Lorentzon, rappresentante dei dipendenti nel Consiglio di Amministrazione: “In Scania, come abbiamo sempre fatto, cercheremo di ridurre al minimo gli effetti per i nostri dipendenti, anche in questi tempi difficili. Tra i sindacati dei colletti bianchi, sosteniamo pienamente il continuo disimpegno dei consulenti. Ciò richiede il trasferimento delle competenze e delle capacità richieste al personale permanente di Scania – che fa parte del nostro contratto collettivo locale – affinché la sopravvivenza a lungo termine dell’azienda venga garantita”.

La fase 2 in Italia è iniziata gradualmente da un mese ormai. A più riprese, e con modalità ovviamente differenti, lo stesso è avvenuto anche in Europa. Ma il ritorno alla normalità pre-crisi, soprattutto da un punto di vista economico, sarà molto più difficile e lungo del previsto.

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