Si è riaccesa nei giorni scorsi la protesta delle imprese dell’indotto di Taranto di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) per ottenere il pagamento delle fatture arretrate. La mattina del 19 gennaio 2024 è iniziato alle 5.30 un presidio davanti al cancello C dell’impianto siderurgico, da cui più tardi è partito un corteo formato da persone e veicoli industriali. Decine di tir incolonnati all’altezza del varco merci dell’acciaieria hanno bloccato la circolazione stradale in direzione di Taranto. La manifestazione ha causato blocchi e rallentamenti del traffico sulle Statali 106 Ionica e Appia.

L’AIGI (Associazione Indotto AdI e General Industries), a cui aderisce l’80 per cento delle imprese dell’indotto che lavorano con l’ex Ilva di Taranto, ha proclamato l’agitazione il 18 gennaio, col fermo delle prestazioni dell’indotto, escludendo solo quelle che riguardano la sicurezza degli impianti. Oltre al pagamento delle fatture arretrate (ossia quelle emesse entro il 31 dicembre 2023), l’associazione chiede un “credibile piano industriale” sulla continuità produttiva. 

Le imprese dell’indotto, comprese quelle che forniscono servizi di autotrasporto, temono anche il commissariamento della società per liberarsi dal socio franco-indiano Acelor-Mittal. Già in passato, infatti, l’amministrazione straordinaria della ex Ilva ha bruciato i credici di numerose aziende. Oggi si stima che i debiti di Acciaierie d’Italia ammontino a 120 milioni di euro.

Oggi, tra mattinata e pomeriggio, l’AIGI incontrerà Confindustria Taranto e i sindacati per l’avvio della procedura di cassa integrazione per i dipendenti delle imprese: una soluzione “non più rinviabile”, secondo le aziende, “per la grave situazione dell’ex Ilva”, che rischia di essere peggiorata dall’ipotesi dell’amministrazione straordinaria.

La prospettiva del commissariamento della società resta la più probabile. Anche se l’AD di Arcelor Mittal, in una lettera a Giorgia Meloni, lascia aperte due altre disponibilità del socio privato: diventare partner di minoranza e perdere il controllo congiunto della società. O cedere integralmente le proprie quote al socio pubblico o a un altro investitore privato indicato dall’esecutivo.

I blocchi stradali sono stati rimossi ma potrebbero essere ripristinati nei prossimi giorni. 

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