Lunghe ore di guida, tempi stringenti e traffico, se combinati con stanchezza e distrazioni, possono giocare brutti scherzi e causare anche colpi di sonno. E la situazione diventa ancora più delicata quando si è alla guida di un camion. In questo caso le condizioni elencate prima sono parte della routine quotidiana degli autotrasportatori e possono facilmente dare origini a episodi con conseguenze gravi. La cronaca ce lo ribadisce ogni giorno.

Bosch, consapevole dei rischi a cui sono esposti i camionisti e della crescente importanza del ruolo dell’automazione nella prevenzione degli incidenti, sta sviluppando nuove tecnologie che sappiano dare un apporto decisivo in questo campo.

Il contenitore di queste spinte verso l’automazione dei camion è il progetto TANGO.

“Technologie für automatisiertes Fahren, die nutzergerecht optimiert wird” in tedesco ovvero “Tecnologia per la guida autonoma, ottimizzata per le esigenze dell’utente”.

Incentrato sui livelli di guida autonoma SAE 2 e 3 (su una scala che va da 0 a 5), il progetto è finalizzato allo sviluppo un vero e proprio assistente. Un compagno virtuale che mantiene alto il livello di attenzione dell’autista e contrasta la fatica rendendo anche la guida più piacevole.

Oltre a Bosch, leader del consorzio, hanno preso parte al progetto:

  • Volkswagen
  • MAN Truck & Bus
  • l’Università di Stoccarda
  • l’istituto Hochschule der Medien
  • Spiegel Institut
  • CanControls

TANGO è stato finanziato con circa cinque milioni di euro dal Ministero federale tedesco dell’economia e dell’energia (BMWi).

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Camion: l’assistente virtuale di Bosch, per una guida più coinvolgente e sicura

L’assistente di attenzione e attività sviluppato da Bosch può proporre al conducente varie attività a seconda della condizione dell’autista, dell’effettiva situazione di guida e del contesto fisico in cui si trova il camion.

Queste spaziano dall’ascoltare musica o audiolibri alla lettura di mail tramite sintetizzatore vocale, dallo scrivere messaggi alla programmazione degli appuntamenti della giornata, senza tralasciare la pianificazione del tragitto.

Al di là di queste attività più abitudinarie, l’assistente alla guida, grazie all’automazione di cui saranno dotati i camion di futura generazione, può anche consigliare film da guardare e proporre esercizi fisici al conducente che così può sgranchirsi durante i lunghi viaggi.

In questo senso il sistema deve non solo deve determinare in maniera affidabile la situazione di guida, ma anche rilevare e interpretare correttamente la condizione dell’autista in qualsiasi momento.

Proprio per questo il team del progetto di ricerca ha installato all’interno della cabina dei sensori di monitoraggio che utilizzano l’intelligenza artificiale. Alcune telecamere rilevano se l’autista chiude gli occhi, sbatte le palpebre di frequente, se lo sguardo non è indirizzato sulla strada e persino se la testa si inclina lateralmente a causa della stanchezza. Algoritmi intelligenti valutano le immagini, le interpretano e lanciano delle contromisure che possono essere un avvertimento, una proposta di un’attività secondaria o un intervento attivo, come una frenata.

In futuro, le fasi di guida manuale e autonoma si alterneranno: come in una gara a staffetta, la responsabilità della guida passerà dal veicolo all’autista e viceversa” ha dichiarato Michael Schulz, project manager di Bosch. “Nella guida parzialmente autonoma, di livello SAE 2, l’autista deve essere pronto a intervenire in qualsiasi momento; nella guida autonoma, di livello SAE 3, solo quando necessario. L’obiettivo è mantenere a livello ottimale la condizione dell’autista, in modo che sia sempre in grado di intervenire“.

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Le esigenze dell’utente al centro dello sviluppo

Il nostro lavoro si è focalizzato sull’utente e sulle sue esigenzeha a poi proseguito Schulz. Perciò, per comprendere le cause della stanchezza e della distrazione e per determinare con precisione i requisiti del compagno virtuale, i ricercatori hanno viaggiato con i camionisti sulle strade, li hanno intervistati in merito alle loro esperienze, hanno valutato i diari di bordo online e hanno confrontato ripetutamente i livelli di sviluppo intermedi tramite test, apportando modifiche al sistema. Questo processo ha coinvolto simulatori di guida e test drive.

In un autocarro, anche il lato passeggero dell’abitacolo è stato dotato di volante, freni, acceleratore e di tutti gli elementi di controllo e visualizzazione necessari, con le due postazioni separate da uno schermo per la privacy. Questo approccio, denominato il “Mago di Oz” ha permesso ai ricercatori di simulare la funzione autonoma e osservare il comportamento dell’utente in condizioni reali.

Le applicazioni future: nel mirino anche le autovetture

In questo scenario, si è posta particolare enfasi all’interfaccia uomo-macchina (HMI). “In futuro, i veicoli dovranno interagire con il guidatore e fungere da partner” ha dichiarato Schulz. “Per un’interazione perfetta tra veicolo e conducente, è necessario che il funzionamento sia semplice, intuitivo ed accattivante“. Il prototipo contiene un pannello di controllo composto da diversi display che combina elementi visivi, acustici e tattili e raffigura l’assistente virtuale come un avatar. I risultati del progetto di ricerca sfoceranno in ulteriori sviluppi in ambiti come il monitoraggio interno, la guida autonoma e i sistemi di intrattenimento. I risultati possono essere applicati non solo agli autocarri, ma anche alle autovetture per aumentare ancora di più la sicurezza nel traffico stradale.

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