Arriva l’emendamento alla roadmap europea sulle emissioni dei camion. ACEA: “Bene, ma non è sufficiente”
Introdotta maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi a breve e medio termine, ma l'impianto della roadmap europea non cambia. Rimane grave, secondo ACEA, il ritardo accumulato finora nelle immatricolazioni di veicoli pesanti in Europa. Karin Rådström: "Abbiamo urgente bisogno di una revisione completa delle normative sulla CO2, affinché gli ambiziosi obiettivi di riduzione siano collegati allo sviluppo delle infrastrutture e alla sostenibilità economica per i nostri clienti".
L’emendamento al regolamento sulle emissioni di CO₂ dei veicoli pesanti è stato ora formalmente adottato, a seguito della decisione comunicata pochi giorni fa dal Consiglio dell’Unione Europea, che a sua volta si era pronunciato sulla base delle indicazioni ricevute dal Parlamento. Naturalmente, l’ACEA, l’associazione internazionale che riunisce la filiera dell’automotive in Europa, accoglie con favore l’accordo, ma allo stesso tempo sottolinea la necessità di rivedere ulteriormente l’attuale percorso di decarbonizzazione che riguarda i veicoli pesanti.
OK la flessibilità, ma la diffusione dei camion elettrici resta insufficiente
“Questa flessibilità contribuisce a facilitare la transizione verso gli obiettivi del 2030, notevolmente più ambiziosi, senza modificare gli obblighi giuridici”, scrive ACEA. Tuttavia, nonostante la modifica procedurale, la transizione verso veicoli pesanti a emissioni zero sta procedendo troppo lentamente. Come certificato dalla stessa associazione, infatti, nel 2025 i veicoli a emissioni zero rappresentavano solo il 2% delle immatricolazioni di autocarri pesanti (>16 t) e il 14,8% di quelli medi (3,5 – 16 t) nell’UE. “Le infrastrutture dedicate alla ricarica e all’idrogeno per i veicoli pesanti rimangono gravemente insufficienti, i costi energetici restano troppo elevati e la redditività per gli operatori del trasporto è, nella migliore delle ipotesi, fragile”.
“L’emendamento appena adottato corregge un difetto di progettazione eccessivamente restrittivo delle norme attuali, adeguando il meccanismo di calcolo dei crediti di emissione per gli anni di riferimento dal 2025 al 2029. I costruttori potranno ora generare crediti di emissione quando le emissioni dei loro veicoli nuovi scenderanno al di sotto dell’obiettivo legale del -15% per il periodo 2025-2029, anziché essere misurate rispetto a una traiettoria lineare artificiale di riduzione delle emissioni”, ha scritto l’ACEA.
La stessa organizzazione, peraltro, sottolinea che, sebbene questo emendamento rappresenti un passo necessario, ha una portata limitata e non:
- Modifica gli obiettivi. L’emendamento non rivede, non abbassa né rimette in discussione gli ambiziosi obiettivi di CO₂ per i veicoli pesanti (HDV) fissati per il 2030, il 2035 o il 2040, preservando pienamente l’ambizione complessiva del regolamento e il percorso di decarbonizzazione a lungo termine.
- Risolve il deficit infrastrutturale. La proposta non affronta la mancanza strutturale di condizioni favorevoli. Non introduce misure sul versante della domanda, non prevede obblighi rafforzati nell’ambito del regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR) e non offre alcun nuovo sostegno finanziario per accelerare la realizzazione delle infrastrutture essenziali per la transizione verso veicoli a emissioni zero.
Il commento di Karin Rådström
“Il settore dei veicoli commerciali è fermamente impegnato nella decarbonizzazione e da anni investiamo massicciamente nelle tecnologie a emissioni zero”, ha dichiarato Karin Rådström, presidente e amministratore delegato di Daimler Truck e presidente del Consiglio dei veicoli commerciali dell’ACEA. “Accogliamo con grande favore l’ultima iniziativa delle istituzioni europee. Il fatto che in futuro il superamento dei nostri obiettivi di CO2 verrà accreditato rappresenta un passo correttivo equo e importante. Tuttavia, ciò non è sufficiente per garantire la transizione verso un trasporto a emissioni zero. Abbiamo urgente bisogno di una revisione completa delle normative sulla CO2, affinché gli ambiziosi obiettivi di riduzione siano collegati allo sviluppo delle infrastrutture e alla sostenibilità economica per i nostri clienti”.
