Mercato furgoni, i dati di Unrae certificano una flessione del 7,1% a maggio
Dopo tre mesi di sostanziale stabilità, il mercato italiano dei veicoli commerciali leggeri torna in territorio negativo. A maggio le immatricolazioni si fermano a 15.345 unità, in calo del 7,1% rispetto allo stesso mese del 2025.
Dopo tre mesi senza scostamenti significativi, il mercato italiano dei furgoni chiude maggio con il segno meno. Secondo i dati diffusi da Unrae, le immatricolazioni sono state 15.345, contro le 16.521 dello stesso mese del 2025: una flessione del 7,1%, che segue il -10,8% registrato un anno prima.
Negativo anche il bilancio complessivo dei primi cinque mesi del 2026, seppur in misura più contenuta: 77.665 veicoli immatricolati, il 2,4% in meno rispetto alle 79.572 unità del periodo gennaio-maggio 2025.
Mercato furgoni: i numeri nel dettaglio
A sostenere parzialmente il mercato dei veicoli commerciali leggeri è stato il noleggio a breve termine, che a maggio ha quasi raddoppiato i volumi. Senza questo contributo, rileva UNRAE, il calo complessivo sarebbe stato dell’11,8%. L’associazione segnala, inoltre, che circa un terzo delle immatricolazioni di veicoli commerciali destinati al noleggio a breve termine risulta concentrato su un solo marchio.
In difficoltà, invece, i veicoli elettrici puri. I BEV scendono al 3,5% di quota, contro il 5,4% di maggio 2025, pur recuperando leggermente rispetto al 2,9% del mese precedente. Nel cumulato dei cinque mesi, la quota dell’elettrico puro si attesta al 3,0%, contro il 3,6% di un anno fa.
Il diesel, con il 78,3%, resta largamente dominante, mentre gli ibridi salgono al 10,7%. Crescono anche i veicoli plug-in, che passano dallo 0,6% al 2,4%.
Sul comparto pesa l’attesa degli incentivi MIMIT, non ancora operativi, che prevedono 40 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2029. Unrae chiede che lo schema venga ufficializzato rapidamente, anche per evitare un effetto attesa sulle immatricolazioni.
Per il presidente Roberto Pietrantonio, “oltre agli incentivi servono altri fattori abilitanti”, a partire dallo sviluppo delle infrastrutture di ricarica per i veicoli commerciali leggeri; e poi un credito d’imposta per le ricariche fast oltre 70 kW e un intervento sui costi dell’energia.