Quando l’elettrico diventa realtà: potremmo riassumere così il senso di un progetto che ha coinvolto diverse imprese  – da Daf a Verdalia passando per Trasporti Pesanti, capace di fare in qualche modo da collante fra le varie parti in causa – il cui risultato finale si esplica con l’inserimento del primo camion elettrico nella flotta di MartinoRossi, azienda cremonese che opera nell’industria alimentare ed è specializzata nella produzione di ingredienti e prodotti senza glutine e allergeni.

Per essere precisi, si tratta di un Daf XF elettrico da 350 chilowatt (475 cavalli) che adotta cinque pacchi batteria e ha richiesto un adattamento telaistico importante. Il pacco in retrocabina, riducendo lo spazio utile per il semirimorchio, ha portato – per forza di cose – a un arretramento della ralla e costretto TMT a personalizzare il piano mobile. Fondamentale anche il ruolo rivestito dalla presa di forza elettrica Hyva ePTO, la prima installata in Italia su questo tipo di applicazione, capace di alimentare il piano mobile con un assorbimento contenuto (circa sette chilowattora durante l’uso) e permettere al trattore di restare intercambiabile con diverse attrezzature.

MartinoRossi sceglie l’elettrico Daf: l’evoluzione del progetto

Un progetto sudato e studiato in ogni minimo dettaglio, costruito nel tempo attraverso varie fasi. L’idea, partorita dalla mente del giovane amministratore delegato di MartinoRossi – Stefano Rossi – inizialmente aveva raccolto pareri non proprio positivi: primo fra tutti quello di Stefano Storti, Direttore Generale di Trasporti Pesanti, che è tornato sui suoi passi solo quando – citiamo testualmente – “i costi si sono abbassati e l’autonomia del camion elettrico è migliorata”.

A quel punto i test, per capire se il veicolo avesse tutte le caratteristiche adatte per svolgere il compito nel miglior modo possibile. Il Daf XF 350 verrà utilizzato per trasportare il sottoprodotto energetico della lavorazione molitoria: dentro all’ecosistema MartinoRossi, su circa venti trasporti giornalieri almeno tre o quattro riguardano questo flusso, destinato agli impianti di biometano.

Ed è qui che entra in gioco Verdalia, partner dell’iniziativa, la quale opera con undici impianti attivi in Italia e movimenta circa 150 mila tonnellate per impianto all’anno. Il sottoprodotto, così facendo, viene trasportato a zero emissioni locali verso impianti che producono biometano ed energia rinnovabile. Un circolo virtuoso, insomma.

La scelta dell’elettrico nasce da un’applicazione precisa: tratte ripetitive, clienti entro un raggio medio di circa 50 chilometri, tre o quattro viaggi al giorno e rientro serale in sede. Secondo le stime condivise, il trasporto attuale genera circa 77 grammi di CO2 per tonnellata-chilometro; l’impiego del camion elettrico può evitare circa 170 milioni di grammi di CO2 all’anno, pari a 170 tonnellate.

Sostenibilità da ogni punto di vista

Sostenibilità ambientale, dunque, ma non solo. E qui il modello energetico fa la differenza: grazie a Trasporti Pesanti, che dispone di 5 megawatt di fotovoltaico e ha investito in un sistema di accumulo industriale da 3,6 megawatt, si configura una situazione per cui di giorno l’energia solare copre i consumi aziendali e carica la batteria; di notte, invece, alimenta la colonnina del veicolo.

Ed è così che l’elettrico diventa sostenibile anche da un punto di vista economico. Se è vero che il costo d’acquisto resta penalizzante, perché ancora molto superiore al diesel, è vero anche che su un progetto di questo tipo – costruito su un orizzonte di 8-10 anni (coerente con la garanzia delle batterie) – il discorso cambia e anche i bilanci – non più solo quelli di sostenibilità – iniziano a sorridere.

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