L’inchiesta giudiziaria su FedEx conferma “l’opacità di un mercato che prospera sull’illegalità, ma per contrastare il fenomeno l’Italia non dovrebbe fare altro che accorciare la filiera, recependo un Regolamento europeo che rimane lettera morta dal 2020”. Così Assotir ha commentato la notizia del sequestro di 46 milioni di euro disposto nei confronti della FedEx dalla Procura di Milano che sta indagando sullo sfruttamento dei lavoratori e sull’evasione fiscale.

“La vicenda in cui è coinvolta FedEx – osserva il Presidente Nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso – conferma l’opacità di un mercato che prospera sull’illegalità, generando situazioni di sfruttamento, sia a danno delle persone, che di migliaia di imprese di trasporto di piccola e media dimensione. Alla base di tutto c’è la scelta dei giganti logistici di esternalizzare le attività meno remunerative: facchinaggio e trasporti. In tal modo scaricano costi e rischi sui fornitori e si riducono a meri intermediari dell’attività di trasporto. Ma trattengono per sé la parte più consistente dei margini di guadagno”.

Il silenzio delle istituzioni, della politica e del mondo della rappresentanza è sconcertante – prosegue Manigrasso – perché, nei casi migliori indica che si sta sottovalutando il fenomeno; nei peggiori, che si sta coprendo un sistema tendenzialmente al limite della legalità. Ogni volta che interviene un’indagine della magistratura, si scopre però che quel limite è stato superato”.

“Noi abbiamo una proposta per ridurre i passaggi all’interno della filiera del trasporto – aggiunge il Segretario Generale di Assotir, Claudio Donati. – Lo Stato italiano deve recepire il Regolamento UE 1055/2020, che obbliga chi vuole fare l’autotrasportatore a dotarsi di un numero di veicoli e di addetti ‘proporzionato’ al volume di attività svolta. Significa che almeno il 51% del fatturato dovrebbe essere fatto con veicoli propri. Oggi i primi 10 operatori logistici in Italia sviluppano un fatturato di circa 15 miliardi di euro, ma hanno autoveicoli che non arrivano a coprire il 5% di questo valore. Quindi, il 95% del fatturato proviene dal subappalto ai cosiddetti padroncini. È evidente a questo punto che i prezzi e le condizioni le impone il gigante di turno”.

“Il ritardo di oltre tre anni dell’Italia nell’adempiere a questo obbligo normativo è la cartina di tornasole del peso degli interessi in campo – prosegue Donati – che ha prodotto lo stallo operato dai vari governi alternatisi negli ultimi anni, nonostante il diverso orientamento politico. Se si vuole dare un contributo serio per rendere il mercato più trasparente, il recepimento della normativa Ue è il primo, fondamentale, passo da compiere. Oltretutto, tecnicamente assai semplice da attuare. La nostra sensazione, avendo come associazione speso molte energie per sollecitare l’approvazione di questo provvedimento, è che siano in molti quelli che non vogliono sentire. Ma noi continueremo a batterci perché questo avvenga”.

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