La nostra intervista esclusiva a Luca Destro (Rolfo Ice): “Vedremo sempre più isotermici”
Dalla nascita di Rolfo Ice al ruolo crescente del trasporto a temperatura controllata. Luca Destro, direttore generale della business unit della Rolfo Evolution, racconta l’evoluzione dell’isotermico tra metodo costruttivo, digitalizzazione e sostenibilità. Focus, poi, sul semirimorchio refrigerato ad azoto liquido presentato a Transpotec Logitec e sulle prospettive di una filiera destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale.
Tra passato, presente e futuro. Potrebbe essere questa – a un primo sguardo – la sintesi della nostra intervista a Luca Destro, direttore generale di Rolfo Ice, business unit della Rolfo Evolution specializzata nella produzione di furgonature isotermiche Atp e kit di pannelli in vetroresina.
Scavando nei perché della nascita di questa divisione specialistica – senza accorgercene, anche per merito delle competenze maturate negli anni dal manager dell’azienda cuneese – abbiamo ricavato una lettura panoramica di quello che è (e sarà) il mercato dell’isotermico italiano di oggi e domani. E poi il focus, doveroso, sulla proposta presentata all’ultimo Transpotec Logitec e in particolare sul semirimorchio refrigerato ad azoto liquido.
La genesi di Rolfo Ice
Iniziamo da una domanda molto semplice: perché nasce Rolfo Ice?
Bisogna partire da un dato: il Gruppo Rolfo ha compiuto 140 anni nel 2025. E se scaviamo nella sua storia, il primo veicolo industriale prodotto non è stata una bisarca ma un furgone isotermico. Rolfo, quindi, ha sempre costruito furgoni isotermici. Nel 2025 si è scelto di creare il brand Rolfo Ice proprio per mettere in risalto questa produzione. I veicoli isotermici rappresentano una componente sempre più rilevante della nostra attività. Per il loro potenziale di crescita nel settore dei veicoli industriali, abbiamo ritenuto opportuno valorizzarli attraverso un’identità dedicata.
Qual è stato, se c’è stato, il momento di svolta?
È stato sicuramente il momento in cui abbiamo deciso di farci sentire, di dire che ci siamo. Oggi siamo ancora ‘piccoli’, ma vogliamo strutturarci e diventare nel mondo dell’isotermia una realtà importante, così come lo siamo nella parte delle bisarche. Penso che, nel tempo, vedremo circolare sempre più isotermici. Anche per questo crediamo che sia un mercato su cui spingere e puntare.
Cos’è cambiato negli ultimi anni
Oggi l’obiettivo, un po’ per tutti, è quello di coniugare prestazioni, sostenibilità ambientale e integrazione digitale. Il vostro mestiere è cambiato rispetto a qualche anno fa? E, se sì, come?
La digitalizzazione oggi è richiesta ed è sempre più viva, soprattutto nel trasporto a temperatura controllata. Di conseguenza, per integrare queste tecnologie, anche il metodo costruttivo evolve. La sostenibilità, invece, è diventata un criterio progettuale, una priorità. Attraverso i sistemi digitali possiamo verificare l’efficienza dei sistemi di refrigerazione, sia nel caso di un gruppo frigorifero tradizionale, ancora oggi spesso alimentato a gasolio, sia nel caso del sistema criogenico ad azoto liquido che abbiamo presentato a Transpotec. In generale, dovendo seguire le nuove tecnologie cambiano i materiali, ci sono modifiche progettuali e adattamenti della cella alle nuove esigenze.
Quali sono, oggi, le richieste più concrete dei clienti e dove si fa davvero la differenza?
Oggi il cliente è molto più attento e consapevole. Non vuole un veicolo isotermico e basta, vuole un mezzo che abbia determinate caratteristiche di isolamento e un’efficienza adeguata. Le richieste più comuni riguardano robustezza strutturale, elevata capacità di isolamento termico, semplicità di manutenzione, rapidità di riparazione e riduzione dei tempi di fermo macchina. La differenza, invece, si fa nella qualità dei materiali, nella precisione costruttiva, nella gestione dei ponti termici all’interno delle pareti e nelle finiture.

Una gamma completa
A Transpotec avete portato tre soluzioni diverse: una per l’ultimo miglio, una motrice elettrica refrigerata e un semirimorchio con sistema ad azoto liquido. Perché questa scelta?
Le soluzioni isotermiche si dividono in tre macrocategorie: ultimo miglio, motrici e semirimorchi. Abbiamo scelto di portare prodotti capaci di abbracciare tutto il mondo del trasporto a temperatura controllata. Alla prima uscita ufficiale come Rolfo Ice, volevamo anche trasmettere un messaggio ai nostri clienti. Faccio un esempio: fino allo scorso anno non eravamo particolarmente focalizzati sull’ultimo miglio, poi ci siamo accorti che rappresenta una fetta importante di mercato e abbiamo deciso di presidiarla. Vi dirò di più: stiamo lavorando per adattare il sistema di raffreddamento ad azoto liquido all’ultimo miglio. È un’applicazione molto interessante, considerando che questi veicoli circolano nei centri abitati e il sistema criogenico consente il raffreddamento con rumorosità praticamente annullata.
A proposito di sistema ad azoto liquido: come siete arrivati allo sviluppo del semirimorchio che abbiamo visto a Transpotec?
Grazie al lavoro di squadra. Tutto è nato a ottobre dello scorso anno, durante una giornata organizzata da Oitaf a Bari. Tra gli ospiti c’erano Sol Group, fornitore del sistema criogenico e del liquido refrigerante, VRent, nostro cliente, che acquista e noleggia diversi tipi di veicoli industriali, compresi gli isotermici, il nostro agente Petrarolo ed il nostro cliente, operatore logistico, Luciano Trasporti. Siamo rimasti colpiti dalla presentazione di Sol e li abbiamo contattati dicendo che volevamo provare a montare il sistema su una nostra cella isotermica. Poi ci saremmo occupati noi di trovare un cliente interessato. E così è nato tutto. Il veicolo sarà un demo, che daremo in prova a diversi clienti, e il primo sarà proprio Luciano Trasporti, che avrà modo di testarlo. Saremo pronti, poi, a fornire loro una serie e il veicolo demo passerà a un’altra flotta.

Avete incontrato difficoltà particolari?
No, avevamo tutti lo stesso obiettivo: fare squadra e portare su strada qualcosa di innovativo.
Quali sono, secondo voi, le condizioni necessarie affinché il sistema ad azoto liquido possa diffondersi?
Tre sono gli elementi principali. Il primo è la rete di approvvigionamento, che deve essere capillare. Il secondo elemento è il costo, che deve essere competitivo rispetto alle altre tecnologie. Oggi il costo di acquisto del sistema è leggermente superiore rispetto a quello di un gruppo frigo totalmente elettrico. Di contro, però, ha costi di manutenzione molto molto bassi, vicini allo zero.
Il terzo elemento riguarda la qualità della merce trasportata. Il sistema ad azoto liquido genera infatti un freddo secco, privo di umidità, che può contribuire a preservare meglio alcuni prodotti, come frutta e verdura. Grazie a queste condizioni di trasporto, la loro conservazione può prolungarsi anche di due o tre giorni, con benefici lungo tutta la filiera.
Sguardo al futuro
Guardando al futuro, Rolfo Ice sarà più orientata a sviluppare soluzioni su misura o piattaforme standardizzate?
Sono importanti entrambe. Serve il giusto mix tra industrializzazione e personalizzazione. Le piattaforme modulari e standardizzate permettono una produzione su larga scala e grandi numeri. Dobbiamo, però, prestare attenzione anche alle richieste di configurazioni dedicate a specifici settori.
In generale, come vede il futuro del trasporto a temperatura controllata?
Oggi il cliente finale è sempre più attento al prodotto che porta a casa. Il trasporto isotermico sarà il vero protagonista della logistica del futuro, perché una quantità sempre maggiore di merci dovrà essere trasportata in regime di temperatura controllata.
Le normative saranno sempre più puntuali e attente in materia di regolamentazione. Più in generale, il trasporto a temperatura controllata evolverà verso soluzioni sempre più sostenibili, digitali e integrate. I veicoli dialogheranno con i sistemi logistici, i dati diventeranno parte integrante della gestione della catena del freddo e l’efficienza energetica sarà un fattore competitivo imprescindibile.