ANFIA continua a far sentire forte la sua voce sul percorso di decarbonizzazione immaginato dall’Europa nella mobilità leggera. Il concetto è ormai chiaro: non c’è più tempo da perdere e l’industria rischia di schiantarsi di fronte a un approccio fondato soltanto sulla mobilità elettrica. Secondo l’associazione di riferimento della filiera automobilistica, infatti, è necessario rivedere il regolamento attuale (e il tavolo di confronto promosso dalla Commissione è un’opportunità in questo senso) alla luce delle difficoltà del mercato e guardando alla neutralità tecnologica.

I cinque punti di ANFIA per rivedere il percorso europeo di decarbonizzazione del trasporto

“Considerato l’andamento del mercato, allo stato attuale i target al 2030 ed al 2035 non sono raggiungibili e non può essere l’industria a pagare il prezzo di una transizione che dipende da molteplici fattori non direttamente controllabili ed interventi pubblici che in questi anni sono stati del tutto carenti”, scrive ANFIA che insiste su un approccio tecnologicamente neutrale basato su cinque punti fondamentali. Eccoli:

  • l’adozione di un approccio differenziato tra autovetture e veicoli commerciali leggeri, considerando, per questi ultimi, le difficoltà di adozione della tecnologia elettrica per il mercato B2B, derivante in particolare dall’elevato TCO;
  • l’introduzione di flessibilità che considerino a zero emissioni i veicoli alimentati esclusivamente a carburanti rinnovabili;
  • di rendere la normativa CO2 coerente con l’ETS e la RED nel riconoscere i benefici di riduzione delle emissioni di CO2 dei carburanti non di origine fossile;
  • la sospensione dell’entrata in vigore dell’utility factor per non penalizzare i veicoli ibridi plug-in (PHEV) e i veicoli ad autonomia estesa (REEV), tecnologie fondamentali per la transizione;
  • la possibilità, per i piccoli Costruttori, di rinegoziare i target.

Per i veicoli pesanti, invece, ANFIA chiede l’adozione di una flessibilità nelle multe per le emissioni di CO2 di camion e autobus, nonché di anticipare al 2026 la revisione per ripristinare il principio della neutralità tecnologica. L’associazione chiede anche all’Europa di rivedere gli obiettivi per quanto riguarda rimorchi e semirimorchi.

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