Caro gasolio, FIAP chiede lo sblocco del credito d’imposta da 300 milioni
Lo stanziamento per le imprese di autotrasporto è diventato definitivo con l’entrata in vigore della Legge 113/2026, ma il credito resta ancora inutilizzabile. FIAP sollecita MIT, MEF e MASE: manca il decreto attuativo.
Con l’entrata in vigore, il 28 giugno, della Legge 25 giugno 2026, n. 113, diventa definitivo lo stanziamento di 300 milioni di euro destinato al credito d’imposta per le imprese di autotrasporto colpite dall’aumento del costo del gasolio nei mesi da marzo a giugno 2026.
La misura, che inizialmente prevedeva 100 milioni di euro, è stata rafforzata con ulteriori 200 milioni al termine del confronto tra Governo e associazioni di categoria. FIAP ricorda che il percorso aveva vissuto un passaggio decisivo nell’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, dopo il quale le organizzazioni dell’autotrasporto avevano sospeso il fermo nazionale sulla base degli impegni assunti dall’Esecutivo (di tutto ciò avevamo parlato in questo articolo).
Credito d’imposta, la richiesta di FIAP
La partita, però, non è ancora chiusa. Pur essendo lo stanziamento diventato legge, il credito d’imposta non può essere utilizzato dalle imprese perché manca il decreto interministeriale di attuazione, di competenza di MIT, MEF e MASE, chiamato a definire criteri e procedure operative.
Secondo quanto previsto dal DL 33/2026, il provvedimento avrebbe dovuto essere emanato entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 18 aprile scorso. La richiesta di accelerare l’iter era stata ribadita anche da UNATRAS con una lettera inviata il 19 giugno a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti.
“La norma c’è, le risorse anche e il termine per il decreto di attuazione è ampiamente scaduto”, ha dichiarato Alessandro Peron, segretario generale di FIAP. Da qui l’appello a MIT, MEF e MASE perché adottino subito il provvedimento: “Ogni giorno perso riduce il tempo a disposizione delle imprese per utilizzare il credito entro il 31 dicembre”.
Peron sottolinea, infine, il nodo della liquidità: “Le aziende hanno già atteso abbastanza: non vivono di annunci, vivono di liquidità”.