Sono 60 anni, secondo alcune autorevoli fonti interne alla UE, che a Bruxelles si discute di mettere a punto norme comuni sulla sospensione e il ritiro della patente di guida. L’avvento del digitale ha abbattuto tutti gli ostacoli tecnici e, finalmente, in un protocollo collaterale all’aggiornamento delle regole per il rilascio delle licenze di guida dello scorso marzo si è trovato l’accordo “politico” per far decollare lo storico progetto.

La nuova direttiva UE garantirà che i conducenti che commettono infrazioni particolarmente gravi in uno Stato membro si troveranno a essere automaticamente soggetti a conseguenze coerenti in tutta l’Unione. Oggi, infatti, la sospensione e il ritiro della patente di guida inflitti dalla polizia (o anche dalla magistratura) in un Paese non sono in generale riconosciute in un altro. È la base del cosiddetto “turismo delle patenti” che consente ai responsabili di reati anche gravi di continuare a guidare, facendosi rilasciare una nuova licenza di guida in un Paese diverso e compiacente.

Anagrafe europea delle patenti: “Un passo avanti per la sicurezza stradale in Europa”

Come ha sottolineato il commissario UE ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, “la nuova normativa è un importante passo avanti per la sicurezza stradale in Europa. Le nuove norme sulla revoca della patente colmeranno le lacune che consentono ai conducenti pericolosi di eludere le sanzioni varcando le frontiere. E si dimostreranno fondamentali per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 50 per cento gli incidenti stradali entro il 2030”.

Nel momento in cui sarà a regime la direttiva UE sul “riconoscimento reciproco”, le sospensioni della patente di guida emesse in uno Stato membro saranno valide in tutta l’Unione per reati gravi quali l’eccesso di velocità (infrazioni con almeno 50 km/h oltre il limite), guida in stato di ebbrezza, guida pericolosa che abbia  causato morte o lesioni gravi agli altri utenti della strada. L’unica incognita, dopo 60 anni, sono ancora i tempi, sebbene più certi: dopo l’adozione formale da parte di Parlamento europeo e Consiglio, gli Stati membri avranno 4 anni di tempo per recepire la direttiva nella legislazione nazionale e attivare il riconoscimento comunitario di sospensioni e ritiri.

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