Volkswagen, via libera al Future Plan 2030
Il Consiglio di Sorveglianza ha approvato il più ampio programma di trasformazione nella storia del Gruppo. Il piano interviene su organico, capacità produttiva, gamma e investimenti, con l’obiettivo di raggiungere un margine operativo del 9% entro il 2030.
Il Future Plan 2030 di Volkswagen passa alla fase operativa. Il Consiglio di Sorveglianza ha approvato all’unanimità il programma elaborato dal Consiglio di Amministrazione: dodici iniziative destinate a rafforzare la competitività del Gruppo in uno scenario segnato dalla pressione sui costi, dal cambiamento tecnologico e dalla crescente concorrenza internazionale.
Il via libera completa il quadro emerso nei mesi scorsi. Come avevamo raccontato su Vado e Torno lo scorso 10 luglio, le indiscrezioni pubblicate da Manager Magazin indicavano fino a 100 mila tagli e la possibile chiusura degli stabilimenti di Hannover, Zwickau ed Emden.
Il documento ufficiale restituisce uno scenario in parte diverso: prevede un adeguamento dell’organico globale pari a circa 50 mila posizioni, comprese quelle manageriali, ma non annuncia licenziamenti immediati né delibera la chiusura degli impianti.
Capacità produttiva in eccesso
Volkswagen riconosce, tuttavia, che la propria capacità produttiva europea supera la domanda di oltre 500 mila unità. Allo stato attuale, il Gruppo afferma di non poter garantire un’allocazione competitiva della produzione tra il 2031 e il 2034 per gli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm.
Entro giugno 2027 dovrà quindi essere definito un nuovo assetto industriale europeo, mentre saranno valutati possibili impieghi alternativi per i quattro siti.
Sul piano finanziario, Volkswagen assume come riferimento vendite annue per nove milioni di veicoli e punta a un margine operativo del 9% entro il 2030, corrispondente a circa 31 miliardi di euro. Per ricerca e sviluppo sono previsti 135 miliardi nel periodo 2027-2031.
Meno modelli e una struttura più snella
Entro il 2035 il portafoglio modelli sarà ridotto di circa il 50% e la complessità dell’offerta del 75%. Il piano prevede, inoltre, processi decisionali più rapidi e il ridimensionamento di circa un terzo del portafoglio di partecipazioni e attività.
Il CEO Oliver Blume ha comunque annunciato investimenti nell’ordine delle centinaia di miliardi. La sfida, a questo punto, sarà conciliare il recupero della redditività con il futuro dell’occupazione e degli stabilimenti europei.