La quarta e ultima tappa del Sustainable Tour 2023, il ciclo di incontri sulla sostenibilità nel trasporto e nella logistica promosso da evenT, si è tenuta lo scorso 30 novembre al S.I.To. Interporto di Torino. “La regolazione dei flussi di trasporto internazionali nell’ottica della sostenibilità” era il titolo dell’incontro che, partendo all’analisi della situazione attuale del trasporto merci in Italia, e specialmente nel Nord Ovest del Paese (Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta), ha provato a offrire proposte e prefigurare trend futuri. “È fondamentale incrementare la capacità logistica di un Paese che vive un momento di grande trasformazione”, ha detto il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, intervenuto con un video messaggio. “Il Governo ha una visione di medio-lungo periodo fino al 2032 per rendere l’Italia più competitiva”. E sulle questioni più calde del trasporto dal Nord Ovest, dai valichi alpini alle infrastrutture: “Aumentare la capacità dei valichi significa garantire competitività alle nostre imprese”, ha detto Rixi. “Quando si prevede di investire circa 200 miliardi nei prossimi 15 anni diventa necessario garantire i flussi di traffico anche in presenza di cantieri”, ha aggiunto, immaginando la fase espansiva sul versante infrastrutturale conseguente allo sblocco dei fondi garantiti dal PNRR.

sustainable tour torino

Il Sustainable Tour ha fatto tappa a Torino

Il dibattito, moderato dal direttore di Trasportare Oggi in Europa, Luca Barassi, e dal direttore di Vado e Torno, Maurizio Cervetto, è stato introdotto dal direttore di Uniontrasporti, Antonello Fontanili, che ha presentato una relazione sui flussi del trasporto merci in Italia basata non soltanto sulla disponibilità di infrastrutture ma anche su questioni legate all’orografia, ai traffici, all’incidentalità e agli investimenti. Inevitabile il focus sul Nord Ovest, area in cui si trova “il 26% delle imprese italiane e da cui si genera il 37% dell’export nazionale – ha detto Fontanili – verso mercati che devono spesso essere raggiunti via terra e viaggiare su gomma. L’infrastruttura ferroviaria negli ultimi 40 anni ha avuto una crescita piuttosto contenuta: nel momento in cui si creano le infrastrutture non vedo una competizione tra ferro e gomma per il trasporto merci, ma una co-modalità all’insegna dell’efficienza”. Centrale la questione dei valichi alpini, attraverso cui transitano in Italia quasi 180 milioni di tonnellate di merci ogni anno. “La fragilità del sistema dei valichi è sì una questione europea, ma chi ne paga maggiormente le conseguenze è l’Italia: si stima che le sole limitazioni alla circolazione lungo la direttrice del Brennero costino al Paese 370 milioni di euro ogni anno”, ha aggiunto Fontanili, che ha citato anche un recente studio proprio di Uniontrasporti sull’efficienza dei flussi logistici basato su una serie di KPI (indicatori di performance) e svolto sulle macro aree geografiche italiane. Dai risultati emerge come il Nord Ovest abbia un rendimento leggermente superiore alla media, ma con grossi margini di miglioramento, principalmente legato alle infrastrutture e alla difficoltà di raggiungere i porti liguri.

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Il bisogno di competitività del sistema dell’autotrasporto italiano

Le domande poste ai relatori durante la tavola rotonda hanno riguardato l’individuazione delle criticità maggiori per uno sviluppo sostenibile dei flussi di trasporto, in Italia e nel Nord Ovest del Paese, ma anche le leve su cui agire per favorire la sostenibilità del trasporto internazionale. Partendo dal presupposto che, per dirla con Paolo Volta, coordinatore didattico di evenT, “manca un’organizzazione efficiente nella pianificazione dei viaggi”. Ricerca dell’efficienza, dunque, che non può non passare dal ruolo degli interporti. “Utilizzare al meglio le infrastrutture è fondamentale, così come lavorare per ridurre le distanze tra Nord e Sud Italia. La necessità di infrastrutture deve partire dal bisogno di competitività, non dalle regolamentazioni europee”, ha detto il segretario generale della UIR (Unione Interporti Riuniti), Marcello Mariani, che ha insistito sull’importanza di avanzare sul fronte della digitalizzazione per “mettere in connessione la nostra rete degli interporti così che gli operatori della logistica abbiano un sistema in grado di metterli in connessione con la finalità di rendere più efficienti i flussi”.

Investimenti per il futuro, dunque, come quelli che ha approvato S.I.To. – Interporto di Torino, rappresentata dal vicepresidente Enzo Pompilio D’Alicandro. “Il piano industriale prevede alcune linee cardine, tra cui la facilità di insediamento per i potenziali operatori e le connessioni, con ingenti investimenti nei terminal intermodali. Sono 22 milioni di euro in investimenti diversi, che ci porteranno ad avere binari della lunghezza standard di 750 metri e strutture di ultima generazione grazie anche a un contributo del ministero dei Trasporti”. Il piano industriale dell’interporto di Torino, che si trova in posizione nodale all’interno di un’area baricentrica per la logistica delle merci tra l’Italia e le nazioni confinanti, riguarda anche altre tematiche, oltre alla pianificazione dell’hardware, per così dire. “Il tema energetico è molto importante per noi, così come l’attenzione alla sostenibilità sociale delle imprese che si insediano nei nostri impianti”.

Artusi (Federauto): “Il Governo ascolti i segnali del mercato”

Di investimenti ha parlato anche Massimo Artusi, vicepresidente di Federauto con delega a Truck&Van. La rete di concessionarie è in prima fila nella complessa transizione energetica in atto. “I concessionari si stanno organizzando per seguire i veicoli di domani. Questo comporta tre tipi di investimenti: in infrastrutture, formazione, persone. Sulle infrastrutture la cosa più difficile è capire quali tecnologie si affermeranno. Sicuramente ci sarà una componente elettrica, ci saranno i biocarburanti e biocombustibili, che per fortuna in larga misura utilizzano strutture esistenti ma ci sarà comunque bisogno di un aggiornamento dal punto di vista tecnologico e di formazione. Quello che noi chiediamo al Governo è di seguire la tecnologia ma soprattutto il mercato”. Perché non va dimenticato che il parco circolante in Italia è molto anziano (14 anni la media tra i veicoli industriali) e che le infrastrutture sono sì fondamentali, ma vanno inserite in un contesto adatto a favorire competitività e produttività delle aziende.

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Il punto di vista di costruttori e utilizzatori di veicoli industriali

Il richiamo all’anzianità del parco circolante è una manna per IVECO, anch’essa impegnata nella transizione energetica indirizzata principalmente dalle istituzioni europee. “Abbiamo di recente annunciato l’investimento di quasi un miliardo e presentato la nostra gamma 2024, all’insegna della pluralità tecnologica, quindi dal diesel, seppure evoluto, ai biocarburanti, al biometano, alla mobilità elettrica e nel futuro all’idrogeno”, ha spiegato Valerio Vanacore, responsabile trazioni alternative, IVECO Mercato Italia. “Proprio perché la sostenibilità, secondo noi, deve essere non solo ambientale ma anche economica, pensiamo che un’impresa non debba più valutare esclusivamente il veicolo, ma anche quale alimentazione scegliere per le proprie esigenze e i servizi che costituiscono l’ecosistema intorno al veicolo stesso. Come costruttori stiamo lavorando per avere sistemi di incentivazione più simili a quelli di altri paesi europei e, intanto, vogliamo promuovere un approccio diverso da quello utilizzato finora, che possa coinvolgere non solo i nostri clienti diretti, ma anche la loro committenza, soprattutto nel passaggio alle trazioni alternative”.

“Stiamo cercando di proporre ai nostri clienti una strategia di ampio respiro”, ha raccontato Roberto Vitale, branch manager della multinazionale di logistica DB Schenker, “promuovendo negli ultimi anni anche modalità di trasporto combinato, per noi molto importanti. Per quanto riguarda i veicoli a trazione alternativa, al momento raccolgono maggiori consensi tra i nostri committenti quei veicoli pensati per l’ultimo miglio e la distribuzione urbana”. Quello che manca, secondo Vitale, è la sensibilità del settore sul tema della sostenibilità del trasporto: non può sorprendere, dunque, un altro dato emerso dallo studio di Uniontrasporti, secondo il quale oltre un’impresa su due tra quelle di logistica interpellate non ha intenzione di sostenere a breve investimenti in sostenibilità.

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