Lo sciopero dei trasportatori in Sicilia, annunciato qualche settimana fa, è ora entrato ufficialmente nel vivo. Al centro della decisione del Comitato Trasportatori Siciliani, ci sono: il Sea Modal Shift, rispetto al quale erano stati chiesti chiarimenti relativamente alle date dei pagamenti e ai criteri di calcolo adottati; il sistema ETS, i cui oneri continuerebbero a essere corrisposti agli armatori e poi riversati al Ministero dell’Ambiente, senza che sia noto l’effettivo impiego delle risorse; la possibile introduzione dell’ETS2 dal 2028; e poi l’aumento dei costi del carburante e dei traghettamenti da e per Sicilia e Sardegna, l’ultima goccia capace – questa volta sì – di far traboccare un vaso già pieno da un po’.

È così che si arriva alla situazione odierna, con tremila – tra rimorchi e container – bloccati nei porti siciliani. Il primo giorno di sciopero e di fermo indetto dal Comitato dei trasportatori ha lasciato posteggiati centomila bancali di merce destinata alla grande distribuzione.

E altrettanti resteranno non consegnati oggi, in quello che è il secondo giorno di sciopero. Un fermo che, come ha confermato a LiveSicilia.it Salvatore Bella (portavoce degli autotrasportatori) potrebbe continuare a oltranza.

“Apprezziamo la sensibilità della Regione, con il presidente Schifani e il presidente dell’Ars Galvagno che hanno ricevuto una nostra delegazione rendendosi disponibili a stanziare delle somme per il combinato strada-mare e accelerare l’incontro con il ministro Salvini. Il fermo per ora rimane, l’adesione in Sicilia è totale e, in mancanza di risposte concrete, continueremo ad oltranza”, ha dichiarato Bella.

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