Che la ripartenza dell’Italia, con l’avvio della tanto agognata “fase 3”, sia iniziata con il piede sbagliato è sotto gli occhi di tutti, inutile negarlo. Crisi occupazionale, manovre economiche che stentano a decollare con annesse polemiche sui fondi da utilizzare (Mes sì o Mes no, questo è il dilemma), tensioni sociali per i nuovi focolai: sono tanti i nodi aggrovigliati nel nostro Sistema Paese. Nodi che, purtroppo, riguardano anche il settore dei trasporti. Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno infatti proclamato unitariamente uno “sciopero di 24 ore il prossimo 24 luglio dei lavoratori dei porti, dei lavoratori marittimi e dei servizi di rimorchio portuale”.

Sciopero lavoratori portuali, una situazione complicata su tutto il territorio

“Nel settore portuale e marittimo, in una fase così delicata per il Paese, si sta verificando uno scontro importante tra interessi divergenti tra le parti che rischia di scaricarsi sulla sicurezza e sui redditi dei lavoratori” hanno spiegato le tre sigle sindacali nel comunicato congiunto con cui hanno annunciato il fermo.

Una situazione complicatissima quella dei porti italiani, che vede in difficoltà proprio i due maggiori scali marittimi del Paese, Trieste e Genova. Il porto triestino infatti è stato colpito duramente a livello organizzativo dalla destituzione del presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino – fautore del rilancio internazionale del sito friulano – a causa di una pronuncia dell’ANAC su un conflitto d’interessi. Lo scalo marittimo di Genova, invece, è stato travolto prima dalle proteste degli autotrasportatori, in rotta di collisione con gli agenti portuali per le dure difficoltà economiche e lavorative a cui sono sottoposti, poi dalla complicatissima situazione della viabilità del traffico della Regione Liguria, paralizzata a causa delle ispezioni delle gallerie autostradali.

Le motivazione del fermo Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti

“Tra le motivazioni alla base dello sciopero – hanno poi proseguito le tre organizzazioni sindacali – c’è il tema dell’autoproduzione delle operazioni portuali utilizzata per abbattere i costi, creando fenomeni distorsivi del mercato e della concorrenza. Vi è inoltre la necessità di riaprire immediatamente il confronto per i rinnovi dei contratti nazionali del settore marittimo e portuale, scaduti rispettivamente nel 2017 e nel 2018, per affrontare in maniera condivisa le tante problematiche che la crisi sanitaria ha fatto emergere”.

“A questi due temi strutturali – spiegano infine Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – si aggiungono due importanti questioni contingenti, quali l’assenza di una norma specifica che garantisca una copertura di reddito ai lavoratori marittimi non in costanza di rapporto di lavoro che, ad oggi, non possono usufruire del fondo bilaterale di settore e la necessità di apertura di uno specifico confronto con Ministero delle Infrastrutture e dei Traporti, sia sulle criticità riferite all’avvicendamento dei nostri marittimi all’estero e sia sugli interventi relativi alla riorganizzazione del servizio di rimorchio portuale”.

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