La bomba è scoppiata lo scorso 28 maggio. Con un emendamento alla legge per la “semplificazione burocratica”, l’Assemblea Nazionale francese (corrispondente alla nostra Camera) ha votato a favore della cancellazione della norma sulla transizione ecologica del 2019 che istituiva le Zone Faible Emission (aree a basse emissioni) intorno alle città più importanti per limitare l’inquinamento atmosferico.

Un voto a sorpresa, ma pure a larga maggioranza (98 voti a 51), che potrebbe segnare il De Prufundis per una norma contestata fin dal primo giorno e, soprattutto, cavalcata dalla politica in chiave di esclusione sociale. Artigiani e piccoli imprese francesi delle aree più periferiche del Paese hanno interpretato il divieto di accesso alle grandi città per i loro furgoni e camion, spesso vecchi e ancora Euro 1 o 2, come un modo per favorire le aziende più ricche e dinamiche, lasciando ai margini chi già faceva fatica a stare a galla.

ZFE in Francia: una storia di disomogeneità e confusione

Una sensazione accentuata anche dal modo in cui le regole sono state costruite e applicate: le fasce di emissioni sono chiare, identificate dai bolli colorati Crit’Air, il cui numero corrispondente alla classe di merito. Ma poi ogni municipalità ha creato aree e stabilito scadenze di propria iniziativa, senza l’accompagnamento di incentivi adeguati. E, peggio, attiva o disattiva i divieti di circolazione in base alle condizioni meteorologiche, ai giorni e agli orari.

Scelta giustificata, secondo gli ecologisti francesi, da uno studio che stima in 40mila all’anno le vittime di problemi polmonari mortali legati all’inquinamento nell’esagono. Ma dagli esiti da mal di testa per chi deve gestire la logistica di una piccola impresa. Due esempi: dal 1° gennaio scorso la ZFE che comprende Lione consente la circolazione solo ai camion dall’Euro 6 in poi, sette giorni su sette. Mentre invece Parigi, giusto per “movimentare” un po’ la questione, limita alcune classi dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e altre tutti i giorni. Un rompicapo i cui benefici per l’ambiente sono tutti da dimostrare e la cui cancellazione saranno in pochi a rimpiangere.

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