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Federlogistica, con il Recovery Fund per i porti “serve una programmazione nazionale”

Abbandonare gli interessi campanilistici e abbracciare una visione più ampia, che dia il via ad una programmazione di stampo nazionale, sotto un’unica regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Questo, in sostanza, il nocciolo della questione sollevata dal presidente di Federlogistica-Conftrasporto Luigi Merlo in merito alla pianificazione delle risorse contenute nel Recovery Fund (“NextGenEu”) da destinare al sistema portualistico italiano.

Recovery Fund, i rischi dei localismi

“Ormai da diversi giorni – ha esordito Merlo – assistiamo all’annuncio, in ordine sparso, delle richieste che starebbero per essere presente al Governo da quasi tutte le principali realtà portuali italiane per ottenere le risorse del Recovery fund. Pare di assistere a una fiera delle vanità molto localistica”

Per il presidente di Federlogistica ciò che sta accadendo per la programmazione del piano di gestione delle risorse europee – che dovrà essere presentato entro il prossimo ottobre – “è esattamente l’opposto di ciò che tutti invocano. Ossia, una programmazione di carattere nazionale, sotto una regia unica del Ministero.

Cosa peraltro prevista della “riforma Delrio”, una delle prime ad essere varate dal Governo Renzi, più di sei anni fa. Oltre alla revisione delle province, andava proprio a regolamentare la pianificazione dei rapporti tra gli enti locali e lo stato centrale.

Recovery Fund

Le proposte di Federlogistica per il piano di investimenti europeo

Vi riportiamo altre dichiarazioni di Merlo, qui sotto.

“Rischiamo di perdere una grande occasione per affrontare problemi strutturali. Problemi come i dragaggi o l’adeguamento delle banchine ai cambiamenti climatici e alla qualificazione ambientale. E rischiamo anche  di vedere magari rispolverati vecchi progetti ambiziosi  destinati ad accrescere una capacità già oggi eccessiva soprattutto nel settore container.

Tutto questo aggravato dal fatto che i nuovi piani regolatori di sistema portuale non sono mai stati predisposti, salvo rarissimi casi”.

“Le risorse del recovery fund possono essere occasione anche per la vera integrazione intermodale e per il potenziamento del disegno logistico nazionale. Per un piano straordinario di dragaggi con procedure d’urgenza, per l’elettrificazione delle banchine e l’avvio di progetti legati all’idrogeno”.

Proprio per quanto riguarda la logistica a luglio era stata la stessa Federlogistica a lanciare un nuovo progetto di digitalizzazione dei processi, Digital Community, in parallelo a quanto già sta avvenendo con la Piattaforma Logistica Nazionale gestita da UIRNet, per la quale non sono mancate le critiche.

La struttura del documento per le risorse europee

La digitalizzazione è una delle sei aree di investimento previste nel testo sulla gestione delle risorse del Recovery Fund. Le altre cinque sono l’innovazione, le infrastrutture, la riduzioni delle emissioni inquinanti, l’istruzione e la ricerca. Nel documento sono previsti anche sei grandi tematiche di riforma:

  • la pubblica amministrazione
  • l’efficienza del sistema giudiziario
  • il mercato del lavoro
  • la ricerca
  • la formazione
  • il fisco

Merlo conclude con l’augurio che “il Ministero adotti criteri selettivi ragionati e di visione, tenuto conto della trasformazione in atto nei mercati globali, e non si pieghi alle spinte territoriali e provinciali che sono da sempre causa di gravi errori per la portualità italiana”.

2020-09-16T15:04:57+02:008 Settembre 2020|Categorie: LOGISTICA, PRIMOPIANO|Tag: |

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