Camion, la fedeltà ai marchi arretra e si guarda sempre più ai costruttori cinesi
L’indagine 2026 di Bain & Company fotografa flotte europee ottimiste sulla crescita, ma sempre meno soddisfatte dei costruttori tradizionali. Prezzo e TCO alimentano l’interesse verso i marchi cinesi, mentre l’elettrico a batteria guadagna credibilità.
Le flotte europee prevedono di crescere, ma sono sempre meno fedeli ai marchi di camion utilizzati. È questo il principale dato emerso dall’indagine condotta nel 2026 da Bain & Company, società internazionale di consulenza manageriale che da decenni studia il mercato dei veicoli industriali. La ricerca ha coinvolto oltre 500 responsabili delle decisioni d’acquisto in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia.
Più del 60% degli intervistati si attende un ampliamento della flotta nei prossimi tre anni. L’Italia mostra le prospettive più favorevoli, con il 71% degli operatori che sembra orientato alla crescita, davanti al Regno Unito, fermo al 65%. Meno del 10%, invece, prevede una contrazione.
Soddisfazione in calo e clienti più contendibili
Alle aspettative positive sul mercato si accompagna, però, un netto deterioramento del rapporto con i costruttori. Il Net Promoter Score (NPS) medio del settore, indicatore utilizzato per misurare soddisfazione e propensione a raccomandare un marchio, è diminuito di 21 punti rispetto al 2022.
Le flotte medie e grandi registrano l’NPS più basso, pari a 10, contro il 28 dei cosiddetti padroncini. Inoltre, è da sottolineare che i marchi ottengono mediamente circa 20 punti in più nei rispettivi mercati domestici.
Un terzo degli operatori si dichiara propenso a cambiare costruttore al prossimo acquisto, mentre un ulteriore 33% non mostra particolare fedeltà. In Francia, la quota di chi valuta il passaggio a un altro marchio raggiunge il 45%.
I camion cinesi entrano nella rosa dei candidati
L’indebolimento della fedeltà lascia spazio ai costruttori cinesi. Circa un operatore su tre ha già intrattenuto contatti e si dichiara propenso ad acquistare un veicolo proveniente dal paese del Dragone entro tre anni. Tra le flotte disponibili ad adottare camion elettrici a batteria, oltre la metà prenderebbe in considerazione un marchio cinese.
Va sottolineato anche che il 61% degli intervistati si aspetta prezzi inferiori del 10-30% rispetto ai concorrenti occidentali. I produttori cinesi, inoltre, vengono percepiti come competitivi per autonomia, efficienza energetica, servizi connessi e infotainment. Restano, però, svantaggi rilevanti per quanto riguarda fiducia nel marchio, rete di assistenza e valore residuo.
Elettrico frenato soprattutto dalla ricarica
Secondo le flotte, nel 2030 soltanto metà dei nuovi camion acquistati utilizzerà ancora motori a combustione; nel 2035 la quota potrebbe scendere a circa un terzo. L’idrogeno, invece, dovrebbe rimanere una soluzione di nicchia, mentre sembra diminuire l’interesse per gli ibridi.
Il TCO non è più indicato come il principale ostacolo alla transizione. Pesano maggiormente la carenza di infrastrutture pubbliche di ricarica, il prezzo iniziale, i tempi di rifornimento energetico e la minore flessibilità operativa. Per Bain, i costruttori europei dovranno quindi recuperare competitività sui costi e rafforzare soddisfazione, finanziamenti e servizi prima che i nuovi entranti consolidino i rapporti con le flotte.