Lo scoppio della guerra in Ucraina, dopo l’invasione a tenaglia da parte russa (con manovre simultanee a nord, a sud e a ovest del Paese), oltre a far sprofondare un intera popolazione nell’incubo della guerra, a ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, ha bloccato nel Paese ben 12.000 autotrasportatori che vi si trovavano a transitare per effettuare consegne transnazionali, tra nazioni dell’Unione Europea, Russia e Bielorussia. A lanciare l’allarme, in un’accorata missiva inviata ai capi di Governo di Europa e Eurasia, è stata l’IRU, l’International Road Transport Union, una delle più grandi sigle globali nel mondo dei trasporti, tra i principali fautori della convezione per il trasporto internazionale TIR (Transports Internationaux Routiers).

Guerra Ucraina, una situazione drammatica. Anche per i camionisti

Nella lettera firmata dal presidente dell’IRU Radu Dinescu, e dal segretario generale Umberto de Pretto, è stato evidenziato che la maggior parte di questi autotrasportatori (tra cui rientrano anche i conducenti dei mezzi per il trasporto di persone come gli autobus) è in attesa di transitare in Unione Europea. Numerosi autisti, proveniente da diverse nazionalità eurasiatiche, si sono ritrovati nel pieno dell’invasione dello scorso 24 febbraio proprio mentre effettuavano consegne di routine che, nel loro viaggio, prevedevano l’Ucraina come territorio di transito.

Le frontiere tra l’Ucraina e i paesi dell’UE sono aperte, ma sono state segnalate lunghe code, che costringono gli autisti a un’attesa stimata di 2-4 giorni per attraversare le frontiere con l’UE, mentre il confine tra Ucraina e Bielorussia è attualmente chiuso, obbligando molti autisti a deviare verso altre direttive. Molti autisti, inoltre, temendo il fuoco incrociato tra soldati ucraini e russi, stanno abbandonando i loro camion a bordo delle strade. Molto più confusionaria la situazione nella parte occidentale del Paese, tra il confine ucraino e russo, dove si hanno notizie frammentate sullo stato degli autisti che stavano viaggiando verso oriente.

Le proposte dell’IRU per arginare i danni della crisi umanitaria

Stando ai dati rilasciati dall’associazione internazionale, almeno 600 camionisti turchi sono bloccati in Ucraina e Russia mentre stanno cercando di tornare in Turchia. I traghetti RoRo che attraversano il Mar Nero dall’Ucraina alla Turchia sono stati respinti o cancellati il 24 febbraio e gli autisti stanno cercando di tornare attraverso l’UE, anche perché i porti dell’Ucraina sul Mar Nero restano ancora chiusi. Altri autisti turchi bloccati in Russia stanno cercando di tornare attraverso il Caucaso e la Georgia, affrontando ritardi di 7-10 giorni al confine russo-georgiano. Come già accaduto nei momenti più drammatici della pandemia, gli autisti bloccati, come riportato dall’IRU, stanno ancora una volta affrontando minacce alla sicurezza personale, mancanza di cibo, acqua e strutture sanitarie.

Nonostante le aperture di alcuni stati membri dell’UE allo snellimento burocratico per i transiti alle frontiere, proprio a causa delle grandi difficoltà a cui l’enorme mole di profughi in fuga dalla guerra ha dato origine (secondo l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sarebbero già più di 500mila), l’IRU ha rimarcato che occorre fare molto di più per evitare l’acuirsi della crisi umanitaria. Ed è per questo che l’associazione internazionale ha chiesto a tutte le autorità competenti della regione di: rinunciare temporaneamente ai requisiti di visto e permesso o, al più, fornire rapidamente visti di transito, per gli autisti commerciali di tutte le nazionalità che tentano di tornare a casa attraverso percorsi alternativi; garantire un rapido passaggio alla frontiera per i veicoli commerciali; rinunciare temporaneamente alle regole di guida, riposo o orario di lavoro per gli autisti di ritorno quando necessario; fornire strutture umanitarie per gli autisti bloccati.

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