Noi qui in Italia a parlare da anni (la prima volta addirittura nel 1968: preistoria) del Ponte sullo Stretto, un’opera che sta assumendo i contorni di una telenovela tra annunci, proclami, rinvii e continue tegole. Là in Cina, invece, in poco più di quattro anni (contro i sei originariamente previsti) inaugurano (a fine dello scorso mese di dicembre) una galleria autostradale da record. Con 22,13 chilometri di sviluppo, la più lunga del mondo.

Noi nel nostro Bel Paese siamo ancora a chiederci, senza naturalmente riuscire a produrre una risposta univoca e convincente, se quel sospirato e tribolatissimo ponte sullo Stretto tra Calabria e Sicilia è realmente necessario o meno, se giova alla mobilità delle persone o delle merci oppure no, possiamo anche tranquillamente farne a meno.
Là in Cina, invece, non si accontentano di realizzare la galleria autostradale più lunga al mondo, quella appunto di Tianshan Shengli, ma di questa gigantesca opera ne fanno quello che è stato definito il cuore tecnologico della nuovissima autostrada G0711 Urumqi-Yuli, un nastro d’asfalto di 324,7 chilometri di lunghezza – inaugurato anch’esso in occasione del battesimo del tunnel – che collega i centri urbani settentrionali e meridionali dello Xinjiang.
Costo complessivo dell’opera, realizzata da China Comminications Construction Company Limited, 46,7 miliardi di Yuan (circa 5,668 miliardi di euro).

Poi, sia chiaro, va detto con estrema chiarezza che anche noi qui in Italia sappiamo eccome fare le cose per bene e in tempi ragionevoli. Non solo: le nostre competenze in materia fanno scuola nel mondo. Il ponte Genova San Giorgio progettato dall’architetto Renzo Piano e inaugurato il 4 agosto 2020 (quando peraltro il Covid ancora faceva paura), ne è un chiaro esempio.
Ma questo è un altro argomento. Dunque, fermiamoci qui, perchè altrimenti il discorso porterebbe lontano. Torniamo quindi in Cina, allo Tianshan Shengli Tunnel, la galleria autostradale da record realizzata nella provincia dello Xinjiang.

Tempi di viaggio notevolmente ridotti

L’idea (e conseguente progetto) di questa straordinaria opera del genio umano nasce dalla necessità di bypassare le frequenti chiusure alla circolazione dei valichi montani nella zona dei monti Tianshan centrali, nella regione autonoma di Uigura. Il tunnel Tianshan Shengli risponde perfettamente a questa precisa volontà, avendo di fatto ridotto il tempo di attraversamento di questa impervia zona montuosa a una ventina di minuti circa, contro le sei-sette ore necessarie in precedenza.

Per i 1.200 operai che l’hanno realizzato, costruirlo non è stata però una passeggiata. Piuttosto, si è trattato di un’autentica sfida con la natura. E non soltanto per i 22 chilometri e spiccioli di lunghezza.
Il cantiere, ad esempio. Costretto a operare a un’altitudine media superiore ai 3 mila metri, dunque con scarsità di ossigeno e temperature costantemente sotto lo zero (fino anche ai meno 41 gradi). Situazioni estreme cui si è aggiunto l’avanzamento dei lavori che ha dovuto far di conto con sedici zone di faglia geologica, con alternanza critica di zone con roccia dura e altre parti più friabili, dunque a elevato rischi di cedimento.

Condizioni alle quali si è fatto fronte impiegando tecnologie di scavo avanzate. Progettate e costruite in Cina, ad esempio, le due perforatrici Tbm (che si è voluto battezzare coi nomi Tianshan e Shengli). Giganti di 282 metri di lunghezza, un peso che si aggira intorno alle duemila tonnellate, accreditate di un diametro di scavo di 8,43 metri e ciascuna dotata di 58 frese rotanti.
Operativamente la coppia di perforatrici ha lavorato simultaneamente con una velocità media di scavo giornaliera tra i 15 e i 20 metri, peraltro spingendosi in un’occasione fino a 33,16 metri. Punta massima di scavo mensile, 528 metri.

In galleria la sicurezza è ai massimi livelli

In un’infrastruttura di questo genere, scavata per oltre 22 chilometri nel ventre della montagna e impostata sullo schema delle tre canne – due esterne con quattro corsie per il traffico, una centrale di servizio – il livello di sicurezza non può che essere al top. A partire dal sistema di ventilazione fino all’impiantistica antincendio che prevede una miriade di sensori di rilevamento, cortine d’acqua e nebulizzazione. Alle numerose vie di fuga (30 per i veicoli, 81 quelle pedonali) si aggiungono cinque postazioni di soccorso che in caso di necessità assicurano l’intervento entro cinque minuti in qualunque punto del tunnel, a sua volta sorvegliato da un migliaio di telecamere. Galleria sicura ma anche all’avanguardia: l’intera infrastruttura è infatti coperta da rete 5G. E noi ancora qui a sfogliare la margherita: ponte sì o ponte no.

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