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Gioca in casa, ma non è soltanto questo il motivo che ne fa un protagonista. L’Iveco Trakker, infatti, racchiude nel suo Dna le caratteristiche e le qualità di un vero specializzato per la cava. Oltretutto l’attuale generazione del mezzo d’opera torinese (ma costruito a Madrid, come l’ammiraglia stradale Stralis) ha ingentilito il volto, oggi più elegante e dinamico rispetto alla precedente serie.

Visivamente, il colpo d’occhio che regala l’esterno della cabina corta (Active Day con tetto basso: praticità e funzionalità allo stato puro, condita nella versione del servizio da un’apprezzata luminosità dovuta alla vetratura alla parete posteriore) non è affatto male, e benchè non rappresenti una dote prioritaria per i veicoli di questa categoria, male certamente non fa.

Detto questo, è sotto la cabina che il Trakker esprime il meglio. L’architettura ampiamente collaudata che innesta su un robusto telaio a longheroni sospensioni paraboliche sia davanti che dietro e affida la frenata al sistema misto dischi anteriori-tamburi posteriori, è garanzia di performance che non temono l’impiego più gravoso al quale il mezzo d’opera Iveco è dedicato.

I 500 cavalli del sei cilindri Cursor 13, gestiti dalle 16 marce del cambio Zf rappresentano una dote più che sufficiente per muoversi con disinvoltura su ogni tipo di terreno.

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