Annunciato lo scorso 25 settembre da Eni, il cosiddetto ‘price cap’, cioè il blocco del prezzo dei carburanti alla pompa, ha rapidamente fatto proseliti. In questi giorni, infatti, anche IP e Q8, altri due pezzi da novanta in Italia, hanno annunciato la stessa misura, riallineando verso il basso il prezzo di gasolio e benzina rispetto alla media nazionale, in costante rialzo. Di certo, le famiglie possono tirare un temporaneo sospiro di sollievo. E il fatto che operatori così grandi abbiano preso questa decisione amplia la platea di stazioni con price cap rispetto al territorio italiano, superando e non di poco la metà del totale.

Com’era prevedibile, però, la misura, caldeggiata e supportata dal Governo, ha immediatamente scatenato una serie di reazioni. A partire dagli operatori più piccoli, che potendo contare su economie di scala sensibilmente inferiori, a loro dire, non riescono a seguire Eni, IP e Q8 sulla stessa strada, scontando – è abbastanza scontato immaginarlo – un calo di clientela almeno per il prossimo mese, e senza contare il danno reputazionale, più complesso da misurare. Il loro appello all’antitrust è tuttora al vaglio delle autorità: vedremo che decisioni verranno prese in merito.

Price cap e autotrasporto: non ci siamo

Ma la domanda che si pone chi segue il trasporto pesante è abbastanza semplice: il tetto al prezzo dei carburanti ha delle ricadute positive per i trasportatori? Uno sguardo molto superficiale alla questione solleverebbe pochi dubbi, ma le modalità di approvvigionamento delle aziende di trasporti sono molto diverse rispetto a quelle dei normali cittadini o anche delle imprese che utilizzano veicoli leggeri. Lo spiega chiaramente Paolo Uggè, presidente FAI-Conftrasporto, che parla in una nota di “rischio di una nuova beffa per il settore”. Il motivo è presto detto.

Paolo Uggè-FAI
Paolo Uggè

Dice Uggè: “sarebbe un errore gravissimo non considerare che il trasporto professionale si rifornisce in extra rete. Le compagnie petrolifere non applicano il prezzo scontato anche a questi rifornimenti per cui gli autotrasportatori rischiano di essere nuovamente penalizzati dal caro carburante. Anche perché, per effetto di questi tetti al prezzo alla pompa, i committenti adesso chiedono riduzioni di tariffe agli autotrasportatori”.

Da qui la richiesta, urgente, al Governo di interventi perché le risorse di ristoro promesse vengano al più presto messa a effettiva disposizione delle imprese stesse. “Le condizioni attuali sono estremamente delicate e, senza una presa di posizione in tempi brevi che confermi le risorse necessarie, si rischia di alimentare speculazioni e strumentalizzazioni politiche e di favorire focolai di protesta non facili da gestire”. Uggè si riferisce all’accordo trovato con il Governo a maggio scorso, quando le associazioni aderenti a Unatras sospesero lo sciopero in programma proprio perché rassicurati dall’Esecutivo.

Adesso, il balletto degli scioperi più o meno minacciati potrebbe effettivamente riprendere, e varrà la pena seguirlo da vicino. Anche perché le più recenti mosse della politica, ma anche delle compagnie petrolifere, non sembrano andare nella direzione più congeniale al mondo dell’autotrasporto. Lo stesso taglio delle accise, stabilito in modo piuttosto lineare ma adesso fortemente ridotto, si scontra con il meccanismo di rimborso previsto proprio per i veicoli che trasportano merci con massa superiore a 7,5 ton. Insomma, trovare una soluzione al problema del caro gasolio non è semplice. Le imprese soffrono, i committenti tirano la corda, l’inflazione galoppa e potrebbe farlo in modo ancora più netto nel prossimo futuro. Evitarlo farebbe bene al paese.

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