Sentenza sul Ponte Morandi: le condanne non cancellano la profonda crisi delle infrastrutture in Italia
Diverse le condanne tra i 57 imputati del processo, tra cui spicca quella a 12 anni di reclusione dell'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, che si trova già in carcere per scontare una precedente condanna. La richiesta del PM era di 18 anni e 6 mesi.
Oggi, 16 luglio, il Tribunale di Genova ha emesso le prime sentenze seguite al processo per il crollo del ponte Morandi, che il 14 agosto 2018 causò la morte di 43 persone. Diverse le condanne tra i 57 imputati del processo, tra cui spicca quella a 12 anni di reclusione dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, che si trova già in carcere per scontare una precedente condanna. La richiesta del PM era di 18 anni e 6 mesi.
Oltra a Castellucci, diversi dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, ma anche di Spea Engineering, hanno ricevuto condanne più brevi per reati quali omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ponte Morandi: secondo la sentenza i dirigenti non hanno fatto abbastanza per la manutenzione
La tesi che ha portato, appunto, alle condanne è che gli imputati fossero a conoscenza delle condizioni precarie del ponte, che rappresentava un’infrastruttura fondamentale per il traffico passeggeri e merci da e verso Genova, città fondamentale anche per la logistica italiana ed europea. I segnali di pericolo relativamente all’infrastruttura, realizzata negli anni Sessanta, erano insomma note ma non furono prese le necessarie precauzioni per evitare, appunto, il crollo.
Per dare l’idea dell’importanza strategica dell’infrastruttura, la costruzione del viadotto che ne ha preso il posto, chiamato ‘Genova San Giorgio’, è stata ultimata in tempi record, grazie anche a procedure burocratiche straordinarie d’emergenza. Il nuovo viadotto è stato inaugurato nell’agosto del 2020, quindi appena un paio d’anni dopo la tragedia.
La questione aperta dello stato di salute delle infrastrutture stradali in Italia è evidentemente cruciale anche per la logistica del paese. Un evento come il crollo del ponte Morandi (che prendeva il nome dal suo progettista) ha acceso inevitabilmente i riflettori sul problema, per evitare che possa ripetersi una tragedia di queste proporzioni. Peraltro, un camion da distribuzione della Basko, di colore verde, fermatosi a pochissimi metri dal precipizio, è diventato uno dei simboli dell’avvenimento. Dal 2018, specialmente in Liguria, i lavori di manutenzione dell’infrastruttura stradale sono aumentati notevolmente, generando un aumento del traffico in molti periodi dell’anno.