Un camion partito dal Centro Italia con destinazione Polonia, 12 tonnellate di barrette KitKat mai arrivate a destinazione e un’intera filiera costretta a interrogarsi, ancora una volta, sulla propria vulnerabilità. Il furto del carico Nestlé, avvenuto durante il transito in Europa qualche giorno fa, non colpisce soltanto per l’entità e la “particolarità” della merce sparita — circa 413.793 barrette — ma soprattutto perché riporta sotto i riflettori un fenomeno più ampio: la crescita dei furti e delle frodi nella logistica internazionale e, in particolare, in quella alimentare.

Furto KitKat, cosa è successo e perché non si tratta di un caso isolato

Secondo quanto comunicato, il camion era partito dallo stabilimento di San Sisto, a Perugia, diretto a una piattaforma distributiva in Polonia. Del mezzo e del carico, però, si sono perse le tracce. Nestlé ha confermato che le indagini sono in corso con il coinvolgimento delle autorità locali e dei partner della filiera, senza fornire dettagli sull’area esatta del furto né sulle modalità operative. Resta quindi aperta ogni ipotesi: sottrazione in area di sosta, dirottamento del veicolo o intervento in un nodo logistico intermedio.

Il caso assume un peso particolare anche per la natura del prodotto. Si tratta infatti di merce standardizzata, facilmente collocabile sul mercato e difficilmente distinguibile, a vista, da quella distribuita attraverso i canali ufficiali. Nestlé ha precisato che i prodotti appartengono a una nuova gamma e sono identificabili attraverso i codici di lotto presenti sulle confezioni: un elemento utile sul piano della tracciabilità, ma non sempre sufficiente quando la merce esce dal circuito controllato e finisce in canali paralleli.

L’episodio, tuttavia, non va letto come un caso isolato. Sempre più spesso, nel settore logistico, il problema non è il furto tradizionale lungo la strada, ma la frode costruita a monte. Roberta Cippà Cavadini, titolare della Cippà Trasporti di Chiasso e membro del comitato di SPEDLOGSWISS, osserva che oggi entrano in gioco vere e proprie frodi nelle quali la merce viene affidata a soggetti che si spacciano per trasportatori legittimi. I cosiddetti “trasportatori fantasma” si presentano con nomi noti, documenti apparentemente regolari e identità costruite in modo credibile, sfruttando la rapidità operativa del settore e strumenti tecnologici sempre più sofisticati.

Secondo una stima richiamata anche a livello europeo, i costi complessivi della merce rubata nella logistica raggiungono gli 8 miliardi di euro all’anno, con il comparto alimentare che – come detto all’inizio – rappresenta una delle categorie più colpite. Per questo il furto del camion di KitKat non è solo una notizia di cronaca. È il segnale di una fragilità strutturale che riguarda l’intera filiera europea.

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