Non si ferma l’attacco al Pacchetto Mobilità 2020 approvato un anno fa dall’Unione Europea e che prevede quote nel cabotaggio internazionale e soprattutto l’obbligo di rientro di mezzi e autisti al Paese d’origine ogni otto settimane. Una direttiva che, di fatto, ha nel mirino le pratiche di cabotaggio “disinvolte” che le aziende di molti Paesi come Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia, Lituania, Lettonia, Cipro e Malta hanno da tempo sfruttato per fare concorrenza sleale agli altri operatori. Ecco perché, fallito il tentativo di bloccare l’approvazione in aula, sono cominciate le schermaglie per vanificare la direttiva.

Pacchetto mobilità, continua la guerriglia burocratica per osteggiarlo

E dopo un primo tentativo in chiave ambientalista, con studi secondo i quali l’obbligo di rientro potrebbe innescare fino a 2,9 milioni di tonnellate emissioni extra di CO2 nel 2023, è arrivato il momento degli emendamenti. Ai primi di luglio, infatti, la Romania ha depositato alla DG Move, la direzione comunitaria che a Bruxelles segue i problemi della mobilità, una richiesta di emendamento che punta a cancellare l’obbligo di rientro periodico dei mezzi. Un tentativo che sarà soggetto a una prima valutazione nel mese di luglio, nell’ambito del previsto vertice dei Commissari europei, prima di poter essere portato al voto all’Europarlamento.

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