Northvolt è un gruppo svedese, nato qualche anno fa con l’obiettivo di installare in Europa le prime gigafactory in grado di produrre le batterie per veicoli elettrici dalla A alla Z, includendo quindi anche le celle, finora realizzate in Estremo Oriente.

Un progetto molto ambizioso, quello del CEO Peter Carlsson, che anche grazie agli accordi sottoscritti con alcuni dei principali costruttori europei di auto, ma anche di veicoli commerciali, ha visto finora la costruzione di due impianti operativi (il primo dei quali in Svezia), un terzo impianto in fase di sviluppo in Germania e altri progetti di prossima realizzazione. Oltre all’impegno nella joint venture tutta scandinava Hydrovolt nel riciclo delle batterie usate.

Tra i clienti/partner ci sono il gruppo Volkswagen nel suo complesso (includendo quindi anche i Marchi di veicoli commerciali e industriali di TRATON, cioè Scania e MAN), ma anche il gruppo Volvo e BMW tra le auto. L’obiettivo è chiaro: poter contare su una filiera tutta europea nella produzione delle batterie, a partire naturalmente dalle celle.

Le batterie di Northvolt: gigafactory in salita

Ma il percorso in questo senso appare pieno di ostacoli: come riporta Il Sole 24 Ore di ieri, 3 luglio, nel 2023 Northvolt ha dichiarato perdite per oltre un miliardo di euro. La produzione rallenta (o meglio, non cresce al ritmo sperato), i costi di produzione aumentano e si stanno verificando ritardi significativi nelle consegne dei componenti ai costruttori di veicoli. Scania, a quanto pare, ne sta facendo le spese, così come il gruppo BMW, che sarebbe stato costretto a cancellare un ordine di circa 2 miliardi di euro.

A giugno, Northvolt ha dichiarato di “voler rivedere i piani” per la costruzione di una seconda gigafactory in Svezia. Il problema fondamentale sta, secondo Il Sole 24 Ore, nella difficoltà di “passare a una produzione su larga scala”. La situazione complicata di Northvolt pone un punto interrogativo non indifferente al futuro delle gigafactory in Europa.

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