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Milena Gabanelli con il suo ‘Data Room’ sul Corriere della Sera si occupa di cavalcavia che crollano e di autotrasporto. Scelta meritevole, che porta all’attenzione di un pubblico ampio un problema tuttora irrisolto. Ma anche una bella delusione, visto che non si affronta il tema centrale degli ultra-tir da 108 tonnellate. Permessi da una legge contestata, sono senza dubbio i responsabili di una forte usura delle infrastrutture, basti pensare che il tir che ha fatto crollare il ponte di Annone Brianza, uccidendo Claudio Bertini, di tonnellate ne pesava appunto 105.

Bastava che la Gabanelli desse un’occhiata all’articolo su Vado e Torno del dicembre 2016. Anche perché, se c’è una giornalista coraggiosa che può affrontare questo scabroso tema, inclusa origine e beneficiari della legge che ha legalizzato tali bestioni, è proprio lei.

Ultra-tir, tante domande che cercano ancora una risposta

«Se parliamo di usura delle infrastrutture dovuta ai camion, parliamo dei tir da 108 tonnellate che non hanno ragione di esistere. Veicoli che circolano dove gli pare e piace. Abbiamo fatto una serie di proposte per il loro superamento, dando a chi ha investito per acquistarli un congruo numero di anni per usarli, impedendo le nuove immatricolazioni, ma non abbiamo trovato nessun accordo col Ministero», si lamenta il segretario Fiap, Silvio Faggi.

Significativi anche gli interventi degli autotrasportatori sulla Rete a proposito dell’articolo del Corriere della Sera: «La signora Gabanelli dice la sacrosanta verità quando afferma che ‘i microchip per controllare le oscillazioni c’erano e, se li avessero usati, il ponte di Annone non sarebbe crollato’. Ma c’è un’altra domanda che dovrebbe farsi: se il Corrierone, la stessa trasmissione Report e altri organi di stampa avessero pubblicato la denuncia di oggi molto tempo fa, quando si segnalava che ‘scomparivano’ segnalazioni, si moltiplicavamo i passaggi di tir sui ponti (e i carichi), si sarebbero evitate tali tragedie?».

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