Marazzato fa all-in sull’HVO. La nostra intervista al responsabile flotte, Federico Alaimo
Nome di riferimento in Italia nei servizi ambientali, il gruppo piemontese Marazzato ha comunicato l'intenzione di alimentare con HVO, l'olio vegetale idrotrattato, l'80 per cento della propria flotta, denotando grande fiducia in questa specifica soluzione per ridurre l'impatto ambientale dei suoi veicoli. Noi abbiamo parlato con Federico Alaimo, responsabile ufficio flotte, per capire quali sono le motivazioni che hanno spinto l'azienda a intraprendere questo tipo di percorso.
Nome di assoluto riferimento in Italia nei servizi ambientali, il gruppo piemontese Marazzato ha comunicato non più di un paio di mesi fa l’intenzione di alimentare con HVO, l’olio vegetale idrotrattato, l’80 per cento della propria flotta, denotando grande fiducia in questa specifica soluzione per ridurre l’impatto ambientale dei suoi veicoli. Noi abbiamo parlato con Federico Alaimo, responsabile ufficio flotte, per capire quali sono le motivazioni che hanno spinto l’azienda a intraprendere questo tipo di percorso.
Per cominciare, può inquadrare l’attività di Marazzato e, in sintesi, le caratteristiche dei camion in flotta?
Il Gruppo Marazzato è tra i principali operatori in Italia nella fornitura di servizi ecologici. La nostra attività spazia dalla valutazione iniziale dell’esigenza del cliente fino allo smaltimento dei rifiuti prodotti dallo stesso, mantenendo standard qualitativi, di sicurezza e trasparenza elevati. Per questo ci avvaliamo di un parco mezzi eterogeneo, suddiviso per tipologia. In sintesi, la nostra flotta è composta per la maggior parte da motrici e autotreni canal-jet, su cui noi fondiamo gran parte delle nostre attività operative. Poi disponiamo di autotreni e articolati per trasporto liquidi e solidi, unità mobili di aspirazione polveri ed escavatori a risucchio, spazzatrici, motrici per il trasporto di acqua potabile e poi una parte di veicoli leggeri, come furgoni dedicati allo spostamento di attrezzature e maestranze. Per semplificare, riusciamo a trasportare coi nostri mezzi ogni tipologia di rifiuti, indipendentemente dal loro stato fisico, in fase di estrazione, di lavorazione, di trasporto e di smaltimento.

Fiducia nel progresso tecnologico
Quanto è importante l’avanzamento tecnologico nella vostra attività e nella scelta dei veicoli?
Molto importante. Faccio un esempio: i veicoli per lo spurgo, quindi i canal-jet, nascono negli anni ’70 ed erano costituiti da una botte che aspirava facendo decompressione al suo interno. Oggi, grazie all’avanzamento tecnologico, riusciamo ad avvalerci di attrezzature molto più performanti. Possiamo dire che i nostri veicoli, anche dal punto di vista della manutenzione, si dividono in due tipi: la parte telaistica, quindi la motrice o il trattore, e poi tutta la parte di attrezzatura. Nel nostro caso, per esempio, l’attrezzatura, quindi l’allestimento, costituisce la parte più costosa.
Nel selezionare i veicoli che poi vi permettono di rinnovare il parco avete dei brand di riferimento oppure guardate al mercato nella sua interezza? Avete tipi di veicoli diversi, cioè marche diverse nella vostra gamma?
Per quanto riguarda trattori e motrici, ci sono dei costruttori con cui collaboriamo di più, e sono Volvo, IVECO e DAF. Questo sia per consuetudine, sia per una gestione più efficiente della manutenzione dei veicoli, pur potendo contare su un’officina conto terzi all’interno del gruppo che ci aiuta a ridurre i tempi di fermo macchina.

Marazzato e l’HVO: da dove nasce l’interesse
Parliamo di HVO. Qual è stata la vostra esperienza finora con questo biocarburante, come mai vi siete approcciati all’HVO e come prevedete di raggiungere l’obiettivo dell’80% dei veicoli alimentati a HVO?
Abbiamo un rapporto fornitore-cliente, che definirei bidirezionale, con Eni, ed è questo che ci ha permesso di entrare a contatto con l’HVO. Siamo passati attraverso un periodo abbastanza lungo di test che prevedeva l’utilizzo su mezzi specifici dell’HVO per capire se la qualità del prodotto fosse effettivamente quella che ci era stata assicurata. Già dal 2024 abbiamo cominciato a utilizzare l’HVO su un veicolo per ciascuna tipologia, con l’intento di avere una rosa di veicoli che potessero darci almeno un riscontro a lungo termine.
Sempre nel 2024 abbiamo installato un piccolo serbatoio di stoccaggio, in modo da garantire sempre l’approvvigionamento a questi veicoli. All’inizio abbiamo subito un po’ lo scetticismo da parte degli autisti che avrebbero dovuto modificare il loro modo di vedere il gasolio tradizionale. Abbiamo fatto le verifiche all’interno della nostra officina e parlato con gli autisti per capire se ci fossero state delle problematiche. Tutto è andato liscio, devo dire.
Da dove nasce l’esigenza vostra, come Marazzato, di ricorrere a un biocarburante?
C’è sicuramente un beneficio economico su larga scala, dovuto anche al rapporto stretto con Eni. Dico su larga scala perché considero che i nostri veicoli richiedono circa due milioni di litri di carburante all’anno, quindi anche pochi centesimi di differenza hanno un impatto sul totale. Noi abbiamo parlato dell’80 per cento dei mezzi che possono essere alimentati a HVO, ma diventano potenzialmente di più man mano che aggiorniamo la gamma. Abbiamo calcolato che con l’80 per cento circa di veicoli alimentati a HVO riusciremo a raggiungere il 90-95 per cento di rifornimenti di HVO sul totale.
Avete distributori interni per il rifornimento dei camion? Come organizzerete il rifornimento nel prossimo futuro?
Abbiamo installato dei serbatoi all’interno delle nostre sedi, con l’obiettivo di indirizzare la flotta a utilizzare esclusivamente quel tipo di carburante, cioè l’HVO. Dobbiamo, naturalmente, mantenere una piccola scorta di gasolio tradizionale i veicoli che non sono alimentabili a HVO, così come per la nostra collezione di mezzi storici. Sostanzialmente, tutti i veicoli alimentabili con HVO non possono rifornirsi di gasolio se sono all’interno delle nostre sedi principali, che sono quelle di Borgo Vercelli, la principale sede operativa, Aosta e anche Leinì. Stiamo valutando simili investimenti anche nelle altre sedi minori.
Produzione e approvvigionamento: questioni aperte
L’HVO è un biocarburante molto promettente dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma ci sono questioni legate alla sua produzione e al possibile impatto sulla filiera alimentare, sia umana che animale. Sono questioni a cui avete pensato? Il suo approvvigionamento vi preoccupa?
È una questione a cui pensiamo, effettivamente. Per quanto riguarda la produzione, siamo per questo riusciti a instaurare una rete di contatti che ci permettono di valutare le giacenze di ciascun fornitore e di dirottare le richieste di approvvigionamento in base alla loro disponibilità. Il nostro ufficio acquisti è costantemente in contatto con i distributori, i fornitori per avere sotto controllo le quantità che si procureranno nel medio e lungo termine, in modo da avere sempre l’approvvigionamento garantito.
Cosa vi spinge a investire per avere in flotta veicoli sempre più sostenibili?
L’ecologia fa parte dei nostri valori di base, essendo un’azienda che opera nel campo dei servizi ambientali, e siamo molto attenti alla sostenibilità, infatti pubblichiamo da qualche anno anche un report annuale per tracciare i progressi fatti in questo senso. Inoltre, nel 2023 abbiamo istituito la Fondazione Marazzato che ha lo scopo principale di valorizzare tutte le attività nell’ambito delle responsabilità sociali ed ambientali, oltre che culturali. Quindi abbiamo formalizzato degli obiettivi, che peraltro sono sempre stati nella mente della famiglia Marazzato, per garantire un futuro sostenibile alle nuove generazioni.
Marazzato e l’elettrico: solo curiosità o c’è di più?
HVO a parte, avete finora accumulato esperienza anche con i veicoli elettrici? Sono una valida opzione per voi al momento, o nel prossimo futuro?
Valutiamo anche altre tipologie di forza motrice, e qui abbiamo fatto degli altri investimenti inserendo all’interno della flotta un cospicuo numero di veicoli elettrici, per lo più leggeri, quindi furgoni o vetture, che ricarichiamo sempre all’interno del quartier generale di Borgo Vercelli, dove abbiamo fatto installare colonnine private sempre in collaborazione con Eni.
Posso dire che, in linea generale, ci stanno dando delle soddisfazioni, supportandoci nelle attività di trasferimento di attrezzature e persone, come ad esempio in luoghi interdetti al traffico di veicoli termici, quindi i centri storici, per esempio. E poi ci sono alcune aziende, direi quasi visionarie, che stanno vietando l’accesso di veicoli termici all’interno dei loro perimetri. Questo per salvaguardare il benessere dei propri dipendenti. L’obiettivo, insomma, è aumentare gradualmente la quota dei veicoli elettrici presenti nella nostra gamma.
Quindi state iniziando dai furgoni. C’è l’idea di arrivare anche ai veicoli pesanti?
È una possibilità a cui pensiamo. Cito un esempio: all’interno di un grande stabilimento, siccome operavamo all’interno di luoghi chiusi, una delle specifiche che ci sono state richieste era quella di non utilizzare motori accesi, per evitare di contaminare l’ambiente. Pertanto, abbiamo studiato, insieme ai costruttori, un veicolo ibrido, quindi con telaio termico ma attrezzatura elettrica. Questo ci ha aiutato a capire se in futuro potremo cominciare a sperimentare anche in altri contesti industriali questi veicoli.
Per il momento stiamo cercando di interagire con costruttori e concessionari di telai per valutare l’efficienza e l’efficacia di un camion elettrico. La questioni aperte, nello specifico dei nostri veicoli e della nostra attività, sono quelle relative all’autonomia, visto che noi facciamo delle lavorazioni in continuato che possono superare anche le 10, 11 ore. Insomma, siamo sicuramente alla finestra anche su questa tecnologia.

