Da novembre 2021, Massimiliano Perri è direttore generale Iveco mercato Italia. Con la chiusura di una anno che si è rivelato buono per il veicolo industriale, gli chiediamo quali sono stati i risultati raggiunti da Iveco. «L’inizio del 2021 si è caratterizzato per la crescita impetuosa rispetto al 2020. Poi, nella seconda metà dell’anno ci sono stati problemi con la supply chain che hanno interessato tutto il mondo produttivo e l’automotive in particolare, compresi veicoli commerciali e industriali. Il 2021 è cresciuto sia rispetto al 2020 sia al 2019, che era stato anno comunque abbastanza buono. Nel nostro settore di riferimento, quello superiore alle 3,5 ton, si è chiuso con circa 78 mila registrazioni e Iveco ha fatto molto meglio del mercato crescendo del 20 per cento rispetto alle registrazioni del 2020 e aumentando le quote di circa 2 punti. Questo ci dice che in qualche maniera i clienti hanno apprezzato il pacchetto di prodotti e servizi innovativi offerti nel corso del 2021».

Il nuovo Iveco Cursor 13 ma anche i servizi telematici

Con l’S-Way Iveco ha fatto centro nei pesanti da linea. Nel 2022 vi presentate anche con la gamma cava e cantiere rinnovata. Le ambizioni sembrano altissime…

«Confermo che l’Iveco S-Way è stato un grosso successo non soltanto in Italia ma anche a livello europeo. Siamo riusciti a conquistare quote di mercato e abbiamo acquisito clienti a cui non vendevamo da parecchi anni». «Prodotto ma, ripeto, anche servizi. Abbiamo rinnovato l’S-Way nel corso del 2021 inserendo una serie di contenuti tecnici: il nuovo motore Cursor 13 con 490 cavalli che diventerà il prodotto di punta della gamma S-Way, aggiungendo anche tutta una serie di servizi telematici, non ultimo il Driver pal, il compagno di viaggio digitale, in collaborazione con Amazon. Ma veniamo al T-Way che sicuramente è stato un successo a tutti i livelli. Siamo riusciti a mantenere inalterate quelle caratteristiche che hanno reso famoso il Trakker, ovvero robustezza e affidabilità, andando a migliorare il prodotto sotto ogni aspetto: ergonomia, sicurezza con i nuovi freni, nuovi sistemi Abs e Adas, sino alla produttività, ridisegnando completamente le sospensioni e il tandem posteriore abbassando di circa 320 chili la tara. Siamo quindi molto fiduciosi che il T-Way ci darà un extra boost per conquistare nuove quote di mercato nel segmento cava-cantiere».

L’aumento del prezzo del gas ha influito, e come influirà, sulle vendite dei veicoli a metano?

«Non è stata una buona notizia vedere come il prezzo del gas sia andato a influenzare negativamente il Tco. Ma chi investe nel gas non guarda all’oggi bensì al medio-lungo periodo».

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Il prezzo del gas è quadruplicato

«Se poi si guarda all’andamento del prezzo del gas viene da pensare che si tratti più di speculazione e di problemi di natura politica piuttosto che del costo della materia prima. Non è possibile infatti che nel giro di qualche mese si quadruplichi il prezzo. Comunque, stiamo vedendo che sta calando e contiamo che in primavera si torni a livelli accettabili. Detto questo, ad oggi non stiamo riscontrando un calo di interesse per i veicoli a gas. Anzi le quote gas continuano ad essere abbastanza importanti. Noi però cerchiamo di vedere nel problema l’opportunità. Mi riferisco al biogas, che continuiamo a spingere perché a oggi è l’unica soluzione a garantire il cento per cento di carbon neutrality, come dimostrato da un recente studio del Cnr. Quindi non siamo spaventati, anzi siamo fiduciosi che il prezzo alto del gas vada a incentivare la produzione di biogas».

A novembre 2021 firmato il Climate pledge

Iveco è in pratica l’unico costruttore a spingere forte sui veicoli a gas. Pensate di continuare a farlo?

«A novembre Iveco Group ha sottoscritto il Climate pledge con cui alcune multinazionali si impegnano a raggiungere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi con dieci anni di anticipo. E nella nostra road map il gas rappresenta un punto fondamentale. Vediamo infatti il futuro come multitecnologico senza più il dominio del diesel. E il gas/biogas sarà uno degli elementi in grado di aiutarci a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040». Sul medio-lungo periodo potrebbe venire a crearsi un problema con l’usato dei veicoli a gas? «Fino a qualche mese fa gestivo l’usato per Iveco, settore che ho seguito per circa due anni. L’anno scorso abbiamo cominciato a commercializzare l’usato a gas ottenendo un discreto successo. C’è domanda per mission specifiche, quindi direi che su tali basi e visto che si tratta di un prodotto maturo senza differenze di vita totale rispetto al diesel non pensiamo ci siano problemi sull’usato dei veicoli a gas».

Iveco

Il biogas è al cento per cento ecocompatibile. Parola di Iveco

Si parla molto di tassonomia verde europea e c’è una forte spinta a escludere il gas e il nucleare dalle linee di investimento sostenibili. Pesa in qualche modo anche sull’autotrasporto e come si colloca in questo ambito il biogas?

«Ci sono scelte che non comprendiamo. Perché il gas è stato escluso dai combustibili alternativi, quando il biogas è una soluzione al cento per cento ecocompatibile? Speriamo che queste decisioni vengano riviste e il biogas venga incluso nei carburanti ecosostenibili, quindi a impatto zero, alla stregua dei veicoli elettrici».

L’attesa per il Daily elettrico di seconda generazione è ormai lunga. Perché? Forse il mercato non è ancora maturo?

«Vogliamo fare le cose per bene. È importante lanciare un prodotto che sia all’avanguardia tecnologica. Il Daily elettrico che verrà lanciato nella seconda metà dell’anno sarà con la D maiuscola, manterrà inalterate le caratteristiche con cui è diventato famoso, come il telaio a longheroni, quindi robustezza e affidabilità, coprirà i pesi da 3,5 a 7 ton con le versioni cabinato e van, e garantirà performance e autonomia superiori ai competitor attuali. Ma non voglio dirvi troppo, aspettiamo settembre e scoprirete il Daily elettrico».

Per il debutto del Daily elettrico pensate a una strategia di vendita innovativa?

«Certo il Daily elettrico non sarà solo un veicolo con un altro motore, ma un concetto competamente differente di trasporto. Sicuramente andremo a creare un ecosistema per integrare prodotto e servizi. Lanceremo anche prodotti finanziari adeguati».

L’elettrico oggi non è così sostenibile

Iveco, come gli altri costruttori, sta lavorando ai pesanti elettrici. Visti i problemi tecnici e di infrastruttura, per ottenere risultati concreti subito non sarebbe meglio se l’Italia puntasse a un grande piano di rinnovo del parco con i diesel Euro 6 e, a breve, Euro 7?

«Concordo, perché sappiamo bene che il veicolo elettrico è verde, ecosostenibile, se misuriamo dal tank-to-wheel, ovvero dal serbatoio alla ruota, quindi con vista parziale. Ma se misuriamo dal well-towheel, dal pozzo alla ruota, l’elettrico non è altrettanto ecosostenibile perchè in Europa buona parte dell’energia elettrica è prodotta utilizzando i carburanti fossili e, in alcuni casi, addirittura il carbone. Probabilmente, la soluzione migliore sarebbe di supportare i veicoli Euro 6 in modo da sostituire i veicoli più vecchi. Poi, gradualmente, spostarsi verso gli elettrici quando ci sarà una quota parte più importante di energia prodotta da fonti rinnovabili e in futuro andare verso l’idrogeno».

Come valuta Iveco gli attuali indirizzi del Governo italiano in tema di transizione energetica nell’autotrasporto?

«Ci sono dei più e dei meno. Sappiamo che in Italia c’è un problema di parco circolante, con un’anzianità media di circa 14 anni, la più alta d’Europa. Per andare verso la decarbonizzazione dell’autotrasporto occorre un piano di lungo periodo e non limitato nel tempo in modo da facilitare le aziende che vogliono investire in tecnologie verdi».

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