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Un autista proveniente dalla Germania ha abbandonato un carico di materiale edilizio destinato a una scuola di Gorizia, rifiutandosi di entrare in Italia poiché spaventato dall’emergenza sanitaria in atto. Sostanzialmente, una volta valicato il passo del Brennero, ha lasciato il carico ed è tornato verso la Germania. Succede anche questo in tempi di Coronavirus e psicosi collettive. L’autista, di origini polacche, ha addotto come scusante la direttiva dell’impresa per cui lavora che, da quanto si apprende in una nota di Conftrasporti, non vuole far viaggiare i propri autisti nelle regioni del Nord Italia. L’azienda sarebbe ancora alla ricerca in Italia di qualcuno disposto a prendersi carico del materiale, tuttora abbandonato nella zona di confine con l’Austria.

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Foto Claudio Furlan – LaPresse

Coronavirus, occorre “abbassare i toni” per il sindaco di Gorizia

Il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha confermato l’accaduto sostenendo che “Un mezzo, proveniente dalla Germania, che avrebbe dovuto consegnare materiali per i lavori di sistemazione della scuola elementare Frinta di via Codelli, ha attraversato l’Austria ma è poi rimasto fermo al Brennero perché non si trovano autisti disposti a guidare il camion con la merce in Italia”.

Ziberna ha poi voluto sottolineare i rischi a cui tutto il settore produttivo italiano sta andando incontro, proprio a causa dei toni utilizzati dalle varie parti sociali (mezzi di comunicazione, politica, autorità competenti): “Questo, purtroppo, fa capire l’assoluta necessità di abbassare i toni, pur nell’ambito di una comunicazione trasparente, perché altrimenti rischiamo davvero di mettere in ginocchio l’economia italiana e di fermare il paese. Sono certo che la situazione del nostro paese non è peggiore degli altri stati ma, come purtroppo succede troppo spesso in ambito europeo, ognuno va per conto suo”.

La situazione, ancora in stallo, mette in evidenza la precarietà a cui il settore dei trasporti è sottoposto in questi giorni. Se comportamenti del genere dovessero diventare la norma il rischio di paralisi del settore si fa sempre più concreto. Lo sostiene anche Paolo Uggè, vipresidente Conftrasporto-Confcommercio: “Quanto accaduto oggi al Brennero potrebbe essere solo l’inizio di un fenomeno che potrebbe avere conseguenze devastanti. Il nostro governo deve intervenire su questo gravissimo episodio, i cui protagonisti, c’è da giurarci, avranno sicuramente degli emuli”.

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Conftrasporto: situazione complicata, occorre commissario straordinario per la comunicazione

Purtroppo, nonostante gli appelli alla calma e alla collaborazione per combattere il Coronavirus, è un clima tesissimo quello che si respira in Italia negli ultimi giorni, aggravato dalle nuove misure contenitive previste nel Dpcm del 4 marzo, emanato per far fronte a una situazione epidemica in costante evoluzione nonché allo spettro di una possibile crisi economica. Tra le tante misure contenute nel decreto ricordiamo: la chiusura delle scuole di qualunque ordine e grado su tutto il territorio nazionale fino al 15 marzo; la sospensione dei congressi, delle riunioni, dei meeting e degli eventi sociali, in cui è coinvolto  personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici; lo svolgimento di tutti gli eventi sportivi a porte chiuse, fino a nuovo ordine.

A commentare la situazione è sempre Uggè “la prima manovra da fare per contrastare l’epidemia di Coronavirus è nominare un commissario straordinario che gestisca il nodo della comunicazione, che faccia chiarezza evitando una pericolosissima disinformazione. Una persona che possa coordinare il tutto evitando che venga invece alimentato l’allarmismo che sta contagiando il Paese e che minaccia di avere conseguenze gravissime sull’economia italiana”.

“Stiamo già pagando un salatissimo conto. Un esempio su tutti: in Valle Seriana, in provincia di Bergamo, abbiamo aziende che rischiano di perdere 100mila euro al giorno, con dipendenti in cassa integrazione o licenziati – ha spiegato Uggè ai microfoni del Tgcom 24 – Una catastrofe economica che non riguarda certo solo le zone rosse. In Cina si sta riprendendo a lavorare? Ma se le merci che arrivano in Italia, Paese dove le materie prime vengono trasformate, non trovano i nostri  porti in grado di funzionare e quelle merci vengono dirottate su porti stranieri, rischiamo di perdere, solamente in dazi oltre, un miliardo e 300 milioni di euro”. Uno scenario da evitare assolutamente, a tutti i costi.

 

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