Autostrasporto, non si placano le proteste (dure, ma pacifiche) in Calabria
Alcuni trasportatori hanno fatto i conti (ma non è così complicato) e parlato di costi in aumento del 40 per cento rispetto all’inizio dell’anno, quando il prezzo dei carburanti era molto diverso rispetto a ora. Finora la politica locale ha stanziato 15 milioni di euro. Basteranno?
Che il tema del caro carburanti, esiziale per le aziende di trasporti, in Italia e non solo, stia quasi monopolizzando il dibattito nel settore in questi ultimi mesi è una verità difficile da confutare. In questi ultimi giorni, in Calabria, si stanno susseguendo manifestazioni di protesta in diverse zone della regione, da Pizzo a Rosarno, fino a Lamezia Terme. Proteste che sono state accese anche da rappresentanti di altri comparti toccati dal caro carburante, come quello agricolo e il settore della pesca, per esempio.
Nella giornata di ieri, lunedì 5 ottobre, un centinaio di camion sono stati radunati nel piazzale antistante la sede del Consiglio regionale calabrese: gli autotrasportatori hanno voluto far sentire la propria voce, che è poi la voce di chi è chiamato ogni giorno a fare i conti per poter mantenere delle realtà aziendali che danno lavoro, talvolta, anche a decine di persone. Andando letteralmente a bussare alla porta della politica, dunque delle istituzioni locali.
Negli ultimi tempi, è evidente, quei conti iniziano a non tornare più, al punto che più di un manifestante ha parlato apertamente di «situazione drammatica» e di «rischio di non arrivare alla fine dell’anno se non vengono presi provvedimenti», come si legge sul sito dell’Ansa. Finora, la politica locale ha risposto stanziando un fondo da 15 milioni di euro che, però, vanno divisi anche con i lavoratori degli altri comparti che abbiamo menzionato prima.
La mobilitazione dell’autotrasporto in Calabria
Al di là delle richieste, assolutamente legittime, in questo caso alla Giunta regionale, di un maggiore ascolto e dell’apertura di un tavolo di confronto per cercare di reperire ulteriori fondi che possano aiutare nel concreto le aziende ad affrontare i sensibili aumenti dei costi degli ultimi mesi, colpisce come in questo caso il settore si sia mosso per cercare un dialogo con le istituzioni politiche, più che andare allo scontro.
Anche perché non bisogna dimenticare che i blocchi stradali implicano rischi concreti per le aziende stesse, e che un fermo vero e proprio può avere l’effetto di impoverire ulteriormente chi fa questo lavoro. La protesta è destinata a proseguire, in diverse zone della regione, con il coordinamento di Fedralog Calabria, che ha previsto, nel caso in cui non si arrivi a soluzioni ritenute efficaci, anche la possibilità di un vero e proprio fermo: potrebbe essere proclamato per le giornate dal 9 al 13 ottobre.
Va ricordato che, al momento, anche l’autotrasporto siciliano dovrebbe fermarsi, nei giorni dal 16 al 20 ottobre, come annunciato qualche giorno fa.