I costi per i tempi di attesa al carico e scarico delle merci gravano sul bilancio delle aziende di autotrasporto per 3 miliardi di euro ogni anno. Questo emerge da uno studio realizzato da Districò, il database del Centro studi Federtrasporti. Proprio in un momento storico in cui l’aumento dei costi del carburante, unito alle incertezze causate dai venti di guerra che soffiano impetuosi da Est, hanno riacceso i riflettori – sempre che si fossero mai spenti – sui bilanci delle aziende che operano nell’autotrasporto in Italia. Ma vediamo più nel dettaglio cosa ha rilevato la ricerca di Districò.

I costi del carico e scarico merci, nel dettaglio

Lo studio ha preso in considerazione le rilevazioni effettuate su 82.792 giornate lavorative di operatori delle imprese associate al Gruppo Federtrasporti, incrociando le registrazioni dei GPS con quelle dei tachigrafi digitali. In un arco d’impegno di 11,28 ore al giorno, ammonta a 4 ore e 35 minuti il tempo medio che gli autisti si trovano costretti a trascorrere nell’attesa che vengano espletate le operazioni di carico e scarico. Se si moltiplicano queste ore di attesa per le 82.792 giornate esaminate da Districò, significa una dispersione di 331.169 ore di lavoro, pari a 42.000 giornate di guida di 8 ore giornaliere. Se si considera che un autista costa all’azienda intorno ai 50.000 euro l’anno, il costo totale di queste attese è valutabile in circa 10 milioni di euro.

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A questa cifra va poi aggiunto, secondo lo studio, il costo dell’improduttività dei mezzi. Le stime di Federtrasporti, su un camion che genera mediamente 140.000 euro di fatturato all’anno, quantificano la possibile crescita del fatturato se si intervenisse sui tempi di attesa nell’ordine del 15 per cento. Un incremento che deriverebbe dalla possibilità di effettuare un secondo viaggio in giornata o di portare a termine il primo. «Facendo una stima approssimativa, l’incremento di fatturato che potrebbe produrre l’intero settore dell’autotrasporto, rispetto ai 45 miliardi generati attualmente, si aggira intorno ai 3 miliardi di euro», si legge nel rapporto. Senza calcolare le ricadute sullo stress e lo stato di salute psicofisico complessivo dei camionisti derivanti sia dai tempi morti che dall’ansia di dover recuperare e riallinearsi alla tabella di marcia.

La proposta di Claudio Villa, presidente Federtrasporti

«Io sarei disposto a rinunciare a qualche punto percentuale della tariffa in cambio di un allungamento delle finestre temporali di apertura di depositi e magazzini», ha commentato provocatoriamente il presidente di Federtrasporti Claudio Villa. «Se potessimo caricare e, quindi, riorganizzare l’attività con due o tre ore in più riusciremmo più produttivi e a recuperare ampiamente una tariffa appena appena ridotta. Ma l’intero sistema ne trarrebbe grande giovamento».

Tra le principali cause del problema, infatti, ci sono i tempi vistosamente ridotti di apertura dei luoghi deputati allo scarico merce. Solo uno su cinque di quelli attivi nella grande distribuzione, per esempio, è aperto oltre le 13, ma la situazione è analoga anche nella maggior parte dei magazzini e nel centri di distribuzione.

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