ACEA: meglio il supertir del platooning

Per quasi cinque anni l’obiettivo dei costruttori, per abbattere i costi di trasporto, è stato il platooning, tecnologia che consente di far viaggiare in colonna, molto ravvicinati, più camion. Due i vantaggi, da un lato la riduzione dei consumi per l’effetto scia e dall’altro la prospettiva di far viaggiare, col solo autista di testa, dai tre ai cinque bilici, abbattendo i costi.

La delusione era però dietro l’ angolo. I tempi di reazione degli impianti frenanti non consentono distanza tali tra i tir per avere davvero un vantaggio nei consumi. E le tante sconfitte accumulate dalle auto a guida autonoma rendono al momento impensabile la prospettiva di affidare a un computer la guida di 40 tonnellate su ruote.

Così ACEA, l’associazione europea dei costruttori, è tornata alla carica con Bruxelles per chiedere la liberalizzazione della circolazione, almeno su alcune rotte Ue, degli Eurocombi. Ovvero dei doppi bilici, supertir o Lang-Lkw, che proprio in Germania si stanno dimostrando molto sicuri, con indici di sinistrosità più che dimezzati rispetto ai mezzi convenzionali.

Eurocombi o supertir, due possibili configurazioni al vaglio dell’Ue

Due le configurazioni proposte da Acea: 25,25 metri, come la gran parte dei supertir circolanti a titolo sperimentale, e 32 metri. Nel primo caso si stima una capacità di 150 metri cubi per un peso complessivo di 60 ton; nell’altro, riservato ai carichi voluminosi, si possono toccare i 200 metri cubi, pur limitando il peso (almeno sulla carta) sempre alla stessa soglia. Soprattutto per non dare fiato agli oppositori che puntano proprio sulla maggiore usura delle infrastrutture per stopparli.

Critiche del tutto ingiustificate, secondo Acea, che sottolinea come la combinazione da 32 metri potrebbe abbattere di oltre il 27 per cento le emissioni di anidride carbonica a parità di merce trasportata. In più, la versione da 25,25 metri di fatto può già circolare in Belgio, Danimarca, Finlandia, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia oltre che in diversi Land tedeschi.

Perché, quindi, non identificare uno standard comune per gli Eurocombi, magari dotandoli di assistenze di sicurezza complementari, e lasciarli circolare sulla rete autostradale Ue. Le tecnologie satellitari, tra l’altro, potrebbero consentire di scegliere itinerari su misura, garantendo anche il rispetto dei percorsi.

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