“Non assisteremo inermi al fallimento delle nostre aziende”. UNATRAS si riunisce, fermo più vicino?
In una nota diffusa oggi, UNATRAS chiede con urgenza un nuovo confronto con il Governo, altrimenti verrà presa in considerazione anche l'ipotesi del fermo nazionale. Tutto questo avviene in giorni molto caldi per via delle proteste scoppiate specialmente nel Sud Italia.
La situazione dell’autotrasporto in Italia “ha ormai superato il livello di guardia”, come dimostra quello che sta succedendo in Puglia, ma non soltanto, come abbiamo scritto ieri. Lo dice con chiarezza UNATRAS, l’Unione nazionale delle associazioni che operano nell’autotrasporto, ormai davvero sul piede di guerra. Per l’evoluzione, non certo positiva, del caro carburanti e del caro gasolio, certo, ma anche per il silenzio assordante (secondo UNATRAS) del Governo.
Una mobilitazione, quella paventata dall’Unione, che forse si sarebbe potuta evitare se il Governo e il MIT avessero “riattivato il dialogo costruttivo con le rappresentanze nazionali, dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi“, come si legge nella nota diffusa oggi. “Il rischio concreto e imminente è la paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese”, insiste ancora UNATRAS.
UNATRAS chiama il Governo. Ci sarà una risposta?
“Dinanzi a questo scenario di totale immobilismo istituzionale, la Presidenza di UNATRAS annuncia che non assisterà inerme al fallimento delle proprie aziende. La categoria procederà immediatamente con azioni di autotutela, organizzando iniziative e manifestazioni in tutto il territorio nazionale”. A meno che il Governo non convochi le associazioni per un nuovo incontro.
Se questo non dovesse succedere, “il coordinamento delle associazioni UNATRAS procederà senza indugio alla convocazione dei propri organismi deliberanti per assumere le decisioni conseguenti, compresa la proclamazione del fermo nazionale dei servizi”. La palla, adesso, passa al Governo.