Parola d’ordine integrazione, per un Transpotec sempre più Logitec. Intervista a Sara Quotti Tubi
Un evento B2B moderno e aperto che possa riunire davvero trasporto e logistica. Ecco cosa aspettarci dalla fiera più attesa dell’anno secondo Sara Quotti Tubi, Head of Energy & Transportation Exhibitions di Fiera Milano.
Manca ancora un po’ di tempo, è vero, ma pochi mesi possono letteralmente volare quando si tratta di organizzare e mettere a punto un evento della portata di Transpotec Logitec, che rimane il salone di riferimento in Italia nel settore del trasporto commerciale. Un salone prettamente B2B, che cerca di evolversi in coerenza con i cambiamenti non soltanto del settore, ma anche dell’industria nel suo complesso. Con l’obiettivo di coinvolgere anche i soggetti a valle della filiera. Ne abbiamo parlato con Sara Quotti Tubi, Head of Energy & Transportation Exhibitions di Fiera Milano, in questa lunga e interessante intervista che si propone di andare ben oltre il mero elenco degli espositori presenti.
Transpotec Logitec 2026: parla Sara Quotti Tubi
A pochissimi mesi dall’inizio della fiera, come si sta delineando la prossima edizione di Transpotec-Logitec?
Direi che siamo a un buon punto. L’organizzazione dell’evento procede bene. Sapete che la fiera si chiama Transpotec Logitec, ma nelle ultime edizioni la parte logistica, secondo me, è stata un po’ sottodimensionata rispetto al ruolo che, a nostro avviso, ha la logistica, che va considerata come uno dei mega trend del futuro. Volutamente, quindi, abbiamo voluto far emergere sempre più la parte Logitec nella prossima edizione, lavorando su un’area specifica nei padiglioni 22-24. All’interno, oltre ai partner consueti come Fiap e Fai, abbiamo attirato nuove realtà come, per citarne alcune, Alsea e Assologistica. E poi c’è un’altra importante novità.
Quale sarebbe?
Il focus legato alla logistica del settore alimentare perché, quest’anno, Transpotec-Logitec si svolge in parziale contemporaneità con Tuttofood. Il pomeriggio del 13 maggio, per esempio, giorno di apertura della fiera, in collaborazione con Tuttofood parleremo di logistica alimentare, coinvolgendo le catene di distribuzione in quello che sarà un bel momento di incontro tra due importanti filiere produttive del nostro Paese. Altro tema verticale che affronteremo è quello della logistica del farmaco, in collaborazione con Pharmacom Italia. E poi ci sarà spazio per argomenti chiave per la logistica attuale, come i valichi alpini, l’intermodalità. Infine, parleremo di digitalizzazione in collaborazione con l’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures del Politecnico di Milano.

Allargando il campo di interesse del salone non si rischia, secondo lei, di disperdere la centralità del mondo legato ai costruttori, alla tecnologia, ai prodotti e avvicinarsi forse ad altri eventi legati alla logistica che ci sono in Italia?
In realtà noi ne abbiamo parlato subito con i costruttori, oltre che con le associazioni o con altri soggetti come, per esempio, l’Albo dell’Autotrasporto. Abbiamo visto che proprio i costruttori, per primi, chiedono di allargare il bacino d’interesse di Transpotec. Credo poi che un evento debba seguire dinamiche globali, prendendo in considerazione anche le tante variabili che spesso un espositore non coglie. Perché, guardi, io che arrivo da un altro settore ho un’idea ben precisa del settore dell’autotrasporto…
Ce la dica, prego.
Io penso che sia un settore molto più avanzato di quello che appare, per questo credo sia evidente come lo sviluppo della parte che possiamo chiamare Logitec possa essere un vantaggio tangibile per tutto questo mondo, che sente il bisogno di avere qualcosa di nuovo. Lo stesso possiamo dire della contemporaneità di Transpotec con Tuttofood, per un completamento della filiera. L’ulteriore obiettivo, per nulla facile da raggiungere, è quello di riuscire a portare a esporre in fiera direttamente la committenza. Questo sarebbe un passaggio veramente interessante, anche dal punto di vista proprio della completezza della filiera.
Il ruolo di un evento come Transpotec Logitec
Qual è, dunque, il ruolo che un evento come Transpotec Logitec dovrebbe avere in un contesto europeo
Al momento è una fiera italiana, è evidente. È anche vero, però, che abbiamo buyer che vengono da diversi paesi, europei e non soltanto. Stiamo in effetti allargando il nostro bacino anche a livello geografico. Per esempio, quest’anno un’azienda importante e globale come Dongfeng ha scelto Transpotec per il lancio della sua gamma di veicoli commerciali a livello europeo. Ripeto: l’evento è in una fase, secondo me, di forte cambiamento, anche se lavorare sull’aspetto dell’internazionalizzazione è piuttosto complesso e richiede tempi lunghi.

Due anni fa la presenza dei costruttori di veicoli commerciali leggeri era un po’ carente. Pensa sia stato un caso oppure riscontrate difficoltà simili anche quest’anno?
In realtà abbiamo delle belle sorprese, che però ancora non posso rivelare per questioni contrattuali. Ma posso dire che avremo una presenza superiore quest’anno rispetto all’ultima edizione. Poi vorrei sottolineare il ritorno, per così dire, di alcuni dei principali allestitori che operano in Italia, per esempio Ifac. Avremo un po’ di novità da comunicare prossimamente…
Parlando di truck, due anni fa la presenza delle ‘otto sorelle’ camionistiche aveva rappresentato un plus importante. L’obiettivo di averle nuovamente tutte in fiera è raggiungibile?
Direi proprio di sì, anche se pure in questo caso non possiamo dare comunicazioni finché non arriva la conferma ufficiale. Tra i costruttori che operano in Italia, in questo momento Daf, Volvo Trucks, Renault Trucks e Ford Trucks hanno confermato ma siamo in una fase di confronto con tutti i costruttori. Se mi chiede se sento la fiducia nell’evento da parte dei produttori, allora rispondo decisamente di sì. Stanno, poi, cambiando anche le richieste degli espositori.
In che senso?
Oggi chi espone cerca una visibilità diversa rispetto al passato, legata non soltanto allo stand e allo spazio espositivo in senso stretto, ma anche ai contenuti, quindi un posizionamento diverso, possiamo dire. Vogliono, insomma, avere la possibilità di sedersi intorno a un tavolo, confrontarsi, far emergere un settore che è importante per il paese. Questo l’ho notato anche dialogando con chi offre servizi, o con gli allestitori. E questo ci porta, per farla breve, a lavorare anche sulla natura dell’evento, sulla sua organizzazione.

“Il salone non perderà la sua anima B2B”
Avete quindi in mente un evento meno B2B e un po’ più aperto alla società, ai non addetti ai lavori, oppure non si arriva ancora a quel punto lì?
No, secondo me Transpotec Logitec è e resta un evento prettamente B2B. Noi dobbiamo rispondere alle esigenze di un settore. Più che la quantità dei contatti, è la qualità dei contatti e delle relazioni che conta, oggi molto più che prima. Secondo me il B2B deve lavorare ancora molto su questo, cioè portare in fiera un visitatore sempre più profilato. Ma dico di più: deve essere sempre più profilato anche l’espositore, e questa è una cosa sulla quale insisto molto con il nostro team di lavoro.
Cosa intende?
Dobbiamo lavorare perché anche la lista degli espositori sia coerente con l’evento che organizziamo. Chi partecipa deve trovare il suo target di riferimento. Noi dobbiamo sapere quali sono le esigenze dei visitatori e metterli nelle condizioni di trovare quello che stanno cercando. Il taglio degli eventi, insomma, è più strategico che sociale.
Come parlare di decarbonizzazione oggi?
Ha toccato il tema della decarbonizzazione, noi ce ne occupiamo da anni come casa editrice e anche come testata. Guardando ai convegni, come pensate di affrontare il tema (centrale ma anche, forse, abusato) della transizione energetica nel trasporto commerciale?
Ad affrontare il tema della decarbonizzazione nel trasporto pesante ci pensano innanzitutto i costruttori con i veicoli e le soluzioni che portano in fiera. Se ne parlerà quindi molto anche all’interno dell’area logistica, e stiamo aspettando anche le proposte degli altri partner. Non dimentichiamoci che in contemporanea con Transpotec si svolgerà anche quest’anno Nme (Next Mobility Exhibition, ndr) che ospiterà diversi appuntamenti sulla decarbonizzazione, come, per esempio, un evento sul ruolo dell’idrogeno. Tratteremo poi anche il tema dei biocarburanti, trasversale a diversi settori.
Ecco, l’idrogeno è un tema piuttosto divisivo, oggi. Qual è il vostro punto di vista, e come entrerà nel programma di Transpotec 2026?
È vero, l’idrogeno ha avuto un momento dove sembrava che potesse essere la panacea di tutti i mali. In realtà adesso, secondo me, il rischio è che si butti via tutto, anche quello che magari sarebbe fattibile e auspicabile, per esempio nel trasporto commerciale. Personalmente, penso che l’idrogeno possa avere un futuro specialmente nel trasporto pesante e nel settore dell’industria energivora. Ci sono questioni cruciali ancora irrisolte riguardo la sua produzione, la distribuzione, e così via. Tornando alla domanda, l’approccio che dovrebbe avere un evento come il nostro è quello di una sorta di reality check: quanto costa? Quanto investire? Qual è il life cycle assessment di tutto questo investimento? Ovviamente parliamo di medio e lungo termine, perché non possiamo pensare che una tecnologia così innovativa e potenzialmente rivoluzionaria arrivi in un battito di ciglia.
Un’ultima domanda. Nello scenario prettamente B2B che abbiamo finora tratteggiato, che ruolo ha il camionista, da sempre frequentatore di una fiera come Transpotec, anche grazie alla presenza dei camion decorati nel piazzale esterno? La premessa doverosa è che, vista la riduzione del numero di padroncini rispetto al passato, anche il loro ruolo di buyer è meno significativo…
Gli autisti rimangono le figure professionali che hanno il contatto più diretto con il veicolo, e sempre più spesso guidano il datore di lavoro nelle scelte di acquisto. Essere vicini agli autisti, secondo noi, è un elemento che deve essere mantenuto nel contesto di Transpotec e il raduno dei camion decorati resta centrale nei giorni della fiera. Aggiungo, poi, che anche per via dell’annosa questione della carenza di autisti, il ruolo di chi guida il camion è un valore assolutamente da preservare, e vogliamo farlo anche noi dal nostro punto di osservazione.