Schmitz Cargobull e la catena del freddo integrata: tutte le novità lanciate dall’azienda tedesca
Affidabilità misurabile, tracciabilità lungo l'intera filiera e sicurezza operativa: su questo Schmitz Cargobull sta costruendo la propria proposta, lanciata ufficialmente ieri in una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Per quanto riguarda le novità tecniche, la più rilevante del 2026 è sicuramente la S.CU dc90.
Nel trasporto a temperatura controllata oggi contano affidabilità misurabile, tracciabilità lungo l’intera filiera e sicurezza operativa. È su questo terreno che Schmitz Cargobull sta costruendo la propria proposta, lanciata ieri in una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di giornalisti provenienti da tutto il mondo: un ecosistema integrato che mette insieme il semirimorchio refrigerato S.KO COOL, le unità di refrigerazione per il trasporto S.CU, il sistema telematico TrailerConnect e pacchetti di assistenza su misura.
Secondo l’azienda, l’integrazione tra componenti – dal veicolo alla telematica fino al service – è ciò che consente di aumentare l’operatività, ottimizzare l’energia e garantire una documentazione continua delle temperature, elemento decisivo per l’alimentare, il farmaceutico e la chimica sensibile. “Nel trasporto a temperatura controllata l’affidabilità è la priorità assoluta”, sottolinea Ralph Kleideiter, CSO di Schmitz Cargobull, spiegando che i clienti chiedono sempre più “soluzioni di sistema” e non singoli prodotti.
I numeri, come ben sappiamo, raccontano di un posizionamento già ben consolidato: Schmitz Cargobull indica una quota di mercato intorno al 50% nel segmento dei semirimorchi refrigerati in Europa.
La S.CU dc90 di Schmitz Cargobull
La novità tecnica più rilevante del 2026 è la S.CU dc90 (presentata a Solutrans e lanciata ufficialmente ieri), che in Europa sostituisce la precedente S.CU dc85. Il nuovo modello nasce con un obiettivo dichiarato: aumentare prestazioni riducendo consumi e impatto ambientale. Schmitz Cargobull parla di fino al 6% in più di capacità frigorifera e fino al 10% in meno di consumo di carburante rispetto al modello precedente. A livello operativo, questo si tradurrebbe anche in tempi di raffreddamento più rapidi: per l’azienda, il passaggio da +30 °C a -20 °C nel vano di carico avverrebbe circa 30 minuti prima rispetto alla dc85, con una riduzione fino al 21% del tempo complessivo.
Un secondo tassello riguarda la transizione normativa e industriale sui refrigeranti. Schmitz Cargobull dichiara di essere il primo costruttore a introdurre in Europa il refrigerante R454A come standard nel sistema modulare S.CU, in risposta alle prospettive di una riduzione graduale delle quote UE per refrigeranti con alto equivalente di CO₂, che potrebbe influire sui costi del precedente R452A. L’azienda evidenzia per l’R454A un GWP diretto sensibilmente più basso e una riduzione dell’equivalente di CO₂ dell’89% rispetto all’R452A.
Sul piano dell’architettura, la S.CU dc90 adotta un compressore alternativo ermetico a due stadi, indicato come leva per contenere manutenzione e riparazioni nel circuito frigorifero. Resta il motore diesel Hatz common-rail ottimizzato, con un range di regime esteso, compatibile anche con carburante HVO100.
Il tema “efficienza” però, in questa strategia, non è solo tecnico: passa anche dalla gestione. Le unità S.CU integrano funzioni telematiche come Cargosets e Remote Start, oltre a un monitoraggio proattivo tramite Smart Service che mira a intercettare guasti e anomalie in tempo reale, suggerendo azioni correttive prima che si traducano in fermo mezzo. Inoltre, Schmitz Cargobull include di serie un contratto Full Service di 24 mesi, comprensivo di TrailerConnect e delle principali attività di manutenzione e riparazione, con estensioni modulari.
Non manca una proposta “ponte” verso l’elettrificazione: sia la S.CU d80 sia la nuova dc90 possono essere ordinate con interfaccia ePTO ready, per consentire il funzionamento in elettrico quando il trattore lo supporta, senza ricorrere a batterie ad alta tensione aggiuntive sul semirimorchio. In assenza di energia elettrica, il sistema passa automaticamente al diesel, una logica pensata per flotte miste e continuità operativa.