Da un lato le imprese che, a onta di un mercato drogato dalla presenza di aziende che viaggiano a prezzi stracciati grazie a pratiche borderline, continuano a investire per migliorare la qualità del servizio e, perché no, per rispettare il più possibile l’ambiente. Dall’altro quelle farlocche, se non apertamente illegali, come mostra l’inquietante caso del sistematico sfruttamento di autisti stranieri da parte di un imprenditore attivo nel piacentino che è sfuggito all’arresto. È un settore schizofrenico quello che si affaccia al nuovo anno con la speranza di trovare una normalità, per sfuggire alla dicotomia eroe (della pandemia)-criminale.

Le imprese buone sono spesso di piccole dimensioni, che hanno speso 375 milioni di euro in nuovi veicoli industriali, facendo aumentare del 16,7 per cento le immatricolazioni tra gennaio e novembre. Investimenti effettuati al 72,2 per cento con risorse proprie.

La proposte per l’autotrasporto green

A sottolinearlo è il rapporto di Confartigianato Trasporti che evidenzia l’impegno delle 82.531 imprese che spingono l’acceleratore sulla transizione green. Il cui presidente, Amedeo Genedani, ha lanciato al Governo una serie di proposte per un autotrasporto merci green, sicuro, competitivo ed efficiente. 

«Chiediamo un fondo ad hoc pluriennale per accompagnare la transizione ecologica», ha detto Genedani, «per favorire il rinnovo del parco, il rifinanziamento e la rimodulazione degli incentivi per l’intermodalità, l’attivazione del tavolo delle regole per la regolarità del mercato e la competitività delle imprese e per contrastare lo sfruttamento dei piccoli operatori, l’abusivismo e concorrenza sleale».

Ma il rapporto di Confartigianato Trasporti punta l’indice anche su altre piaghe che affliggono il settore. A cominciare dal costo dei carburanti, per i quali le piccole imprese spendono 4,4 miliardi di euro, gonfiato dalla tassazione più alta d’Europa: le accise sul gasolio sono di 617 euro per mille litri, superiori del 41,3 per cento alla media Ue. 

Ancora, a colpire le imprese è la carenza di manodopera. Nel 2023 non è stato facile reperire 153.120 lavoratori, il 57 per cento di quelli necessari. Tra le regioni più in difficoltà col personale spicca il Veneto con il 66,1 per cento di lavoratori introvabili sul totale di quelli necessari. Seguono Emilia Romagna e Toscana (65,4), Piemonte e Valle d’Aosta (61,8). 

«Ci siamo impegnati su tutti i tavoli di confronto con proposte per garantire la sostenibilità ambientale dell’autotrasporto», ha aggiunto Genedani. «Ma l’esiguità della dotazione finanziaria del piano di incentivi (25 milioni), non basta. Le imprese investono risorse proprie per sostituire i veicoli. Ma non possiamo fare tutto da soli. Sollecitiamo al Governo un impegno strutturale e articolato almeno sui prossimi 5 anni. In particolare, chiediamo il rifinanziamento con dotazione di centinaia di milioni e efficienti modalità attuative del fondo incentivi». Ricordando che il 65 per cento del circolante è Euro 3 e classi inferiori.

L’impegno a sbloccare i 70 milioni di euro

Il Governo ha risposto per bocca del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, e del viceministro Galeazzo Bignami. Il primo ha ribadito l’impegno per sbloccare i 70 milioni già a bilancio per i crediti d’imposta del 2022 e per riconvocare il tavolo sulle regole. 

«La transizione ecologica la state facendo voi, a vostre spese», ha osservato Salvini, «ma è un processo che ha bisogno di tempo, di buon senso e di accompagnamento. In questo il Governo vi considera alleati per realizzare la transizione green, non ideologica, senza imposizioni da Bruxelles». 

«Il Governo è al vostro fianco per accompagnarvi sulla strada della competitività e della sostenibilità», gli ha fatto eco Bignami. «Anche per questo, nei negoziati con l’Ue sul nuovo Patto di stabilità, abbiamo chiesto che le spese per questi investimenti siano scomputate dal calcolo del deficit». 

Bignami che ha ribadito la necessità di realizzare la transizione green tenendo conto della realtà, con obiettivi realistici anche in funzione delle risorse disponibili per realizzare le infrastrutture.

Fin qui le imprese che ce la mettono tutta. Poi ci sono quelle che praticano l’ingresso illegale e lo sfruttamento di cittadini stranieri, in questo caso di nazionalità brasiliana, moldava e turca, che, previa corresponsione di consistenti somme di denaro, venivano dotati di documenti e certificati di abilitazione professionale falsi, per essere impiegati come autotrasportatori in aziende italiane ed estere. 

Costretti a guidare giorno e notte

È quel che faceva un imprenditore di origine siciliana nel piacentino, prima che la Polizia di Piacenza e poi a Milano, Pavia, Cremona, Catania, Messina e Trapani, nonché in Svezia e in Bulgaria, gli sequestrasse un patrimonio di circa 12 milioni di euro eseguendo il decreto del Tribunale di Bologna. 

Con un primo pagamento di 500 euro gli stranieri ricevevano la cosiddetta dichiarazione di invito necessaria per l’ingresso in Italia. Una volta giunti qui, finivano in una delle varie società dove, pagando altri 500 euro ottenevano i documenti falsi e l’assunzione. 

Con 2.000-2.500 euro a ‘pratica’, il sedicente imprenditore, peraltro scappato e già condannato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, si assicurava autisti da sfruttare in condizioni degradanti, con turni di lavoro massacranti, senza riposi giornalieri o settimanali, costretti a guidare giorno e notte.

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