L’emergenza neve di inizio anno ha colpito soprattutto l’Italia del Centro-Nord e ha mostrato subito dove l’autotrasporto è più vulnerabile: basta un tratto appenninico in difficoltà perché la puntualità diventi un’illusione. In A1, il 6 gennaio Autostrade per l’Italia ha attivato il proprio Piano Neve, impiegando circa 400 mezzi e oltre 600 addetti, con interventi concentrati sui segmenti più esposti e con provvedimenti temporanei per mantenere operativi i mezzi di sgombero.

Piano Neve: di cosa si tratta

Qui entra in gioco la cornice nazionale: il Piano Neve 2025-2026 di Viabilità Italia (Ministero dell’Interno) non è un “bollettino”, ma un dispositivo di gestione del rischio che punta a prevenire il blocco fisico della rete. Il punto decisivo per i camion è la logica dei filtraggi e delle aree di fermo/accumulo: quando le condizioni peggiorano, la priorità diventa evitare che mezzi pesanti senza dotazioni adeguate (o in difficoltà in salita) inchiodino l’asse autostradale, generando effetto domino su tutta la logistica.

Per l’autotrasporto, parliamo di una strategia concreta che si articola in tre mosse principali.
1) Equipaggiamento e compliance: sulle tratte soggette a ordinanze stagionali, l’obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo (tipicamente 15 novembre-15 aprile) non è un dettaglio burocratico: è la differenza tra transitare e finire in coda a un varco di controllo.
2) Pianificazione operativa: inserire buffer di tempo, riprogettare le finestre di consegna e prevedere alternative (hub di attesa, cambio tratta, eventuale intermodale) quando scattano stop e filtraggio.
3) Comunicazione in tempo reale: seguire PMV e canali ufficiali è parte del lavoro quanto il tachigrafo; Anas, ad esempio, prevede informazione su viabilità/meteo e itinerari alternativi tramite i propri canali e app “VAI”.

In primo piano

Articoli correlati