Nel trasporto pesante, la sostenibilità non passa solo da nuovi carburanti o veicoli elettrificati. Anche la gestione dei pneumatici, voce spesso più silenziosa, incide. Ed è su questo terreno che Michelin Italiana rilancia l’Attestato per la gestione sostenibile dei pneumatici, giunto ormai alla quinta edizione.

L’attestato si inserisce nelle celebrazioni per i 120 anni di presenza in Italia: l’azienda, in occasione dell’evento svoltosi nelle sale del ristorante Verso Capitaneo – in piazza Duomo a Milano – ha ricordato l’insediamento nel 1906 e un presidio industriale in Piemonte che vanta oltre 3.800 dipendenti e una capacità produttiva di 14 milioni di pneumatici l’anno.

I criteri di assegnazione dell’attestato

Ma quali sono i criteri stabiliti per vedersi riconosciuto l’attestato? Alla risposta anteponiamo una precisazione semantica: la ricostruzione consiste nel sostituire il battistrada mantenendo la carcassa quando è idonea; la riscolpitura, invece, è un’ulteriore incisione del battistrada per recuperare profondità utile e percorrenza. Bene, per ottenere l’attestato è necessario che le flotte rispettino due soglie fondamentali: almeno il 30% di pneumatici ricostruiti e almeno il 10% di pneumatici riscolpiti sul totale di quelli montati sul parco effettivo.

Così facendo – come sottolineato da Silvia Vergani, direttrice marketing Michelin italiana – “si sposta l’attenzione dal solo acquisto del nuovo a una logica di economia circolare: meno scarti e più valore estratto da ogni carcassa, purché selezionata e gestita correttamente”.
La stessa Vergani, poi, ci ha tenuto a ricordare quello che è il perimetro dell’iniziativa: “È aperta a trasporto merci, trasporto persone e impieghi cava-cantiere”.

I benefici di questo modello in numeri

Quest’anno l’attestato è stato assegnato a 67 flotte italiane, che complessivamente dichiarano un parco circolante superiore a 23 mila veicoli. Secondo i dati diffusi da Michelin e certificati da Dekra, l’adozione di pratiche come ricostruzione e riscolpitura ha generato un risparmio complessivo di 8.228,8 tonnellate di CO2 (stimate come equivalenti alle emissioni annue di circa 6 mila auto) e di 2.904,4 tonnellate di materie prime, paragonate alle risorse necessarie per produrre circa 41.500 pneumatici nuovi.

“Siamo orgogliosi di celebrare questa quinta edizione con un numero così alto di flotte premiate: il loro impegno conferma che la sostenibilità è una leva concreta di competitività“, afferma Silvia Vergani.

L’azienda francese attribuisce al modello benefici che riguardano sia ambiente che redditività. La durata complessiva del pneumatico sarebbe estendibile fino al 375% e l’azienda stima che ogni ricostruzione eviti, in media, il consumo di circa 50 chili di risorse, con un costo medio inferiore del 40% circa rispetto a uno pneumatico nuovo (a parità di prestazioni). La riscolpitura, inoltre, viene associata a un incremento della percorrenza chilometrica del 25% e a una riduzione dei consumi di carburante di 2 litri ogni 100 chilometri.

Numeri importanti che, come sottolineato dalla stessa Silvia Vergani in chiusura, vanno a braccetto con il livello di sicurezza assicurato da questi pneumatici ricostituiti: “Va rimarcato che tutti sono sottoposti a un processo che prevede 86 controlli, sia prima che dopo la ricostruzione, utili ad attestare il loro livello di sicurezza”.

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