Dieci metri. Dieci metri soltanto, quasi fosse il classico colpo di reni sul traguardo. No, nessun riferimento a Marcel Jacobs, l’azzuro dell’atletica che ha colto il trionfo della vita nella gara simbolo e più prestigiosa alle recenti olimpiadi di Tokyo, appunto, i 100 metri piani. Stiamo invece parlando del MAN TGX 18.510, l’attuale generazione dell’ammiraglia stradale con il logo del Leone di Monaco sulla calandra.

Che superando di dieci metri la distanza percorsa nel 2018 dallo stesso modello della precedente generazione, ha stabilito il nuovo primato assoluto del Supertest 500 km: 3,75 chilometri per ogni litro di gasolio consumato. I grafici tecnici e di rendimento, insieme a molte altre chicche, sono disponibili anche sul numero sfogliabile di dicembre 2021 (a p.56).

MAN TGX, subentrato a se stesso

Quasi fosse, il nostro impegnativo test, un affare di famiglia, potremmo dire che di fatto il Tgx è subentrato a se stesso, migliorando di un’incollatura il precedente 3,74 km/ litro stabilito, tre anni fa proprio di questi tempi, dal 18.500 nella versione con potenza di 500 cv equipaggiato con cabina Xxl (Vado e Torno n.12). Dieci metri, potrebbero sembrare poca cosa. E così probabilmente è, se si considera unicamente il dato che misura la distanza percorsa. Ma sarebbe una valutazione miope e riduttiva.

Sì, perchè, diciamolo, il risultato conseguito dall’attuale generazione del pesante stradale della Man è il frutto di una precisa strategia di sviluppo del modello cominciata oltre dieci anni fa. Esattamente nel 2010, con il lancio al salone di Hannover di quel Tgx Efficient Line che avrebbe tracciato la strada, annunciando già nel nome stesso l’obiettivo che il Costruttore tedesco aveva messo nel mirino: massimizzare l’efficienza.

MAN TGX

Tanta concretezza senza fronzoli

Da quel momento, il miglioramento delle performance del Tgx è stato costante e continuo. E per quel che riguarda il nostro Supertest, numeri alla mano, significativamente evidente: prima col 3,55 km/litro fissato nel 2017, poi col 3,74 ottenuto a fine 2018, quindi, adesso, col nuovo primato della categoria che è allo stesso tempo anche il record assoluto nella sessantennale storia del nostro Supertest.

È la conferma delle qualità di un modello le cui doti, ampiamente collaudate e apprezzate dalla clientela (e non soltanto per quel che riguarda prestazioni e rendimento), raggiungono con la new generation, il vertice più alto nella storia di questo truck che interpreta l’hi-tech più raffinato del Marchio di Monaco. Ciò detto, altrettanto importante considerare nell’analisi del risultato che è valso il nuovo primato al MAN TGX 18.510, è il fattore percorso. E più precisamente le condizioni che l’ammiraglia della Man si è trovata ad affrontare.

La media oraria penalizzata

Ad eccezione dei primi due tratti, quelli cioè più scorrevoli verso Parma, una volta imboccato il tratto della Cisa, e da lì almeno fino alla discesa verso Tortona, è stato tutto uno sfibrante susseguirsi di restringimenti di corsia con frequenti e prolungati salti di carreggiata. Peraltro, in presenza di forti rallentamenti in almeno un paio di punti cruciali, dove i pesanti di questa categoria di peso hanno più possibilità di fare la differenza. Condizioni, dunque, non precisamente ottimali, che infatti hanno inciso, e non poco, sulla velocità commercia-le, al termine del test risultata di 73,9 all’ora (contro i 74,8 del primatista precedente).

MAN TGX

Ecco, in sede di bilancio la sensazione, e probabilmente si tratta di qualcosa di più, è che in condizioni ottimali, o quantomeno più normali rispetto a quelle in cui si è mossa l’ammiraglia del Leone, il MAN TGX 18.510 avrebbe sicuramente potuto fare meglio. E non soltanto in termini di media oraria. Disinvolto in ogni situazione Per contro, e paradossalmente, proprio il continuo e obbligato slalom imposto dai cantieri stradali, in particolare salendo verso Berceto, e poi ancora sulla tratta da La Spezia a Genova, ma non ultimo anche puntando la galleria dei Giovi sulla strada verso Tortona, hanno esaltato non tanto e non solo la guidabilità e la disinvoltura con cui il pesante della Man ha interpretato il percorso, ma anche la perfetta intesa tra gli elementi della catena cinematica. Non proprio una sorpresa, ma la conferma è stata gradita.

MAN TGX, un cocktail collaudato che ha ritrovato il cambio ZF

Alla base della prestazione del Tgx 18.510 c’è sicuramente la collaudata impostazione dell’ammiraglia Man e l’intesa tra i diversi elementi, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che la spinta decisiva verso il primato riconduce alle migliorie implementate sulla nuova generazione del pesante stradale di Monaco. Si tratta di interventi mirati nelle diverse aree.

L’aerodinamica, ad esempio, è stata affinata ottimizzando lo scorrimento dei flussi sulle fiancate della cabina, dove si nota una diversa conformazione delle stesse. La calandra è ora di maggiori dimensioni (tre barre anziché due) per favorire un più generoso afflusso di aria, mentre è scomparsa la vetratura laterale del tetto. Anche la configurazione della visiera, opportunamente rivista, contribuisce alla riduzione dei consumi nella misura dello 0,2 per cento. Cambio: c’è l’automatizzato Zf Questo per quel che si vede dall’esterno.

MAN TGX

Ma anche sotto la cabina Gm ci sono cambiamenti. Il cambio, in particolare. Archiviata la breve parentesi della trasmissione made in Scania, adottata in ossequio alle sinergie di gruppo, si è in un certo senso ritornati all’antico, riabbracciando la tecnologia dell’automatizzato a 12 marce firmato Zf (ribattezzato Tipmatic), un cambio Directdrive (con l’ultima marcia in presa diretta), completo di Smart shifting, la funzione che aumenta la rapidità di cambiata in funzione del peso e della resistenza all’avanzamento. A tutto vantaggio di una maggiore efficienza.

Il giudizio di VeT

Se puntassimo sull’originalità verrebbe da dire che il selettore con poggiapolso centrale, quello che serve a governare le info del quadro strumenti, è una vera (ed esclusiva) chicca. Utile e molto pratica. Non inediti gli specchi digitali, che sembrano trovare sempre più larga diffusione, e che sul nuovo Tgx completano una dotazione hi-tech di altissimo livello. Ma a parte questi due ‘dettagli’, il vero valore aggiunto dell’ammiraglia Man è qualcosa che non si vede e non si tocca con mano salendo a bordo: l’efficienza.

Non ce ne vogliano stilisti, designer e progettisti della Man, ma quel bracciolo alla destra della seduta del passeggero (quest’ultima, peraltro, davvero ottima, accogliente e confortevole) davvero non convince. O almeno convince poco noi. Messo lì, a sandwich con l’interno porta, risulta di non proprio agevole manovrabilità, sia quando lo si porta in posizione per appoggiarvi il braccio, sia quando lo si ‘solleva’ riportandolo nella posizione di riposo.

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