La situazione di stallo in cui la flotta LNG italiana si trovava da settimane è stata superata prima del previsto, sul finire della giornata di ieri. Lo fa sapere Federmetano, l’associazione italiana di categoria dei distributori di gas metano, attraverso una nota rilasciata per tranquillizzare il mondo dei trasporti. Il pericolo di mancanza di approvvigionamenti causato dagli scioperi che hanno interessato il porto di Marsiglia, il principale hub di smistamento e distribuzione per il mercato LNG italiano, è rientrato grazie all’azione tempestiva degli operatori di settore, che hanno attuato tutte le misure possibili, tra l’altro evitando l’aggravio del costo del carburante sull’utente finale.

LNG

La mappatura LNG in Italia fatta da Federmetano

Le indagini di Federmetano, svolte in questi giorni su un campione del 50% sul totale dei punti vendita (da ora in poi PV) LNG del nostro Paese, rivelano il superamento del momento critico a cui i 2250 mezzi a LNG erano andati incontro duranti gli scioperi francesi. Nello specifico, dei 63 PV a LNG presenti in Italia, al Nord (Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna) su un totale di 38 PV, di cui 15 intervistati, solo 2 non hanno il prodotto; al Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo), dei 7 PV intervistati, su un totale di 18, risultano tutti con il prodotto. Al Sud (Molise, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia) tutti e 3 i PV intervistati, su un totale di 7, hanno i serbatoi riforniti. Tra le regioni non è presente la Sardegna poiché priva di PV a LNG.

I 2250 veicoli di cui si parlava poco fa rendono l’Italia il primo paese europeo per mezzi circolanti a LNG (un terzo del totale UE). La prima flotta europea non poteva che essere sostenuta dalla rete più grande (un quarto del totale UE), altro traguardo tutto italiano reso possibile da scelte imprenditoriali private lungimiranti. Che, però, non basterebbero a evitare altri momenti critici: senza politiche governative votate allo sviluppo e alla semplificazione nella realizzazione dei nuovi impianti bioLNG e dei depositi costieri SSLNG (di cui la prima apertura è prevista a Ravenna nel 2021) difficilmente sarà possibile creare una vera e propria economia circolare, interamente made in Italy.

 

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