Liqui Moly, multinazionale tedesca specializzata in lubrificanti e additivi, ha registrato un aumento del fatturato nell’ordine dell’8% nella prima metà del 2022. La soppressione del mercato russo e il momento complesso che l’economia globale sta attraversando non hanno tuttavia permesso al gruppo di raggiungere gli obiettivi minimi prefissati all’inizio dell’anno, né come fatturato né per quel che riguarda i profitti.

“Speravo che l’inizio nel mio nuovo ruolo fosse più semplice”, ha commentato Günter Hiermaier (nella foto in alto), da febbraio amministratore unico della società. “Le conseguenze della pandemia – interruzione delle supply chain, aumento dei prezzi delle materie prime e costi di trasporto – non erano ancora state superate che siamo stati sorpresi dalla nuova catastrofe in Ucraina. La decisione di interrompere l’attività in Russia ci ha fortemente colpiti dal punto di vista economico. Ma era giusto”.

Liqui Moly, tra stallo internazionale e portafoglio ordini

“Ci troviamo di fronte a costi estremi. I prezzi delle materie prime aumentano a livelli inaspettati, che purtroppo dobbiamo anche trasferire in parte ai nostri clienti”, ha proseguito Hiermaier. Secondo Liqui Moly, lo stato degli ordini è molto buono, non sono mai stati prodotti così tanti additivi nel primo semestre, tuttavia, a causa della situazione che riguarda le materie prime, si sono persi ordini di accantonamento per milioni di euro. Nel primo semestre mancano inoltre circa 20 milioni di euro dall’attività russa, a cui l’azienda rinuncia di propria iniziativa.

Attualmente l’azienda realizza circa il 60% del suo fatturato grazie all’export. “Al momento i profitti soffrono nettamente a causa degli enormi costi. In queste circostanze catastrofiche, abbiamo assistito a una crescita delle vendite dell’8%. Questo grazie soprattutto ai nostri fedeli clienti, al nostro team di vendita e ai colleghi della produzione”, ha concluso Günter Hiermaier.

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