A predicare ottimismo, forse qualcosa di ottiene.  Dopo i rimbalzi di cifre sui nuovi occupati grazie al Jobs Act, con vittoria ai punti del Governo sui detrattori, e le robuste iniezioni di fiducia supportate anche da un programma di riforme che, volere o no, è andato avanti, l’economia italiana sembra aver ripreso a crescere. E il più 72 e rotti per cento nelle immatricolazioni di trailer nel primo semestre 2015 lo conferma a chiare lettere.

Incremento però segnato dalla irresistibile avanzata del prodotto straniero che vola con un più 124 per cento. Mentre la produzione nazionale festeggia sì, ma con percentuali di crescita quattro volte inferiori. Tanto che lo share dei trailer stranieri è passato dal 44,7 al 58 per cento, comprimendo di conseguenza la presenza italiana sul mercato verso il minimo storico del 40 per cento che, se non ci saranno inversioni di tendenza, sarà raggiunto entro la fine del 2015.

A dare la prima spallata al prodotto italiano è stato il fallimento della Compagni italiana rimorchi (Cir) sotto la cui ala militavano Merker, la capofila, insieme a marchi storici come Cardi e Viberti via via assorbiti dall’ex colosso di Tocco di Cesauria. Gruppo che faceva riferimento a Margaritelli, il leader delle traverse ferroviarie e dei pavimenti in legno, subentrato dopo il primo fallimento Merker avvenuto nel 2003. Fallimento che ha trovato un paracadute nella Italiana Rimorchi, società completamente controllata dalla polacca Wielton che ha rilevato i marchi e lo stabilimento abruzzese della Cir, con cui si è atterrati dimezzando però le immatricolazioni e scendendo di conseguenza dal primo all’ottavo posto in classifica.

A scalare posizioni, invece, i tedeschi Schmitz, che torna così primo, e ancor più Kögel che fa un incremento spaventoso, secondo solo a quello di Rolfo con cui si è certificata la ripresa delle bisarchie.

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