Con la guerra in Ucraina ormai al suo sesto giorno di combattimenti dopo la drammatica invasione russa dello scorso 24 febbraio e ancora lontano da un’ipotetica risoluzione, e dopo il fallimento delle prime trattative avviate tra le delegazioni dei due paesi coinvolti, iniziano a fioccare i primi annunci di ritiro delle esportazioni dal mondo automotive, che fanno seguito alla dure sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea nei confronti di Mosca. Volvo Cars, nello specifico, ha già annunciato che sospenderà le spedizioni di veicoli verso il mercato russo fino a nuovo avviso: in questo modo il produttore svedese è diventato il primo marchio automobilistico globale a farlo.

La scelta in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, ha spiegato Volvo in una dichiarazione via mail riportata da alcune delle più importanti agenzie di stampa al mondo, è dettata soprattutto dai “rischi potenziali associati al commercio di materiale con la Russia, comprese le sanzioni imposte da UE e USA”. Si tratta di una mossa economicamente importante, considerando che Volvo, stando a quanto dichiarato nella nota, nel 2021 ha venduto in Russia ben 9.000 automobili, esportandole da stabilimenti produttivi in Svezia, Cina e Stati Uniti.

Nel frattempo, sempre ieri anche il produttore di veicoli pesanti Daimler Truck, stando a quanto riportato da Reuters, ha annunciato di aver bloccato le sue attività commerciali in Russia, in conseguenza della guerra in Ucraina. Una scelta che, tra le altre cose, ha portato al congelamento della cooperazione con il produttore russo di camion Kamaz. Dal canto loro anche Volkswagen, Renault e il produttore di pneumatici Nokian Tyres starebbero delineando piani per fermare (o spostare) le operazioni di produzione in Russia. Insomma, il mondo si sta mobilitando per porre un freno all’escalation militare che ha travolto l’Ucraina e la sua popolazione. Ma le preoccupazioni restano alte.

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