La crisi che ha colpito il mondo dell’autotrasporto si fa più grave di giorno in giorno. Anche perché, ad essere precisi, si tratta delle crisi, e non di una singola situazione complicata. Alla già grave carenza cronica di autisti, al rincaro senza precedenti dei costi dei carburanti (tra cui il metano, schizzato alle stelle lo scorso mese) e alla difficoltà che tutti i costruttori stanno riscontrando nel reperire le materie prime, si è aggiunta infatti nelle ultime settimane la crisi dell’AdBlue, l’additivo fondamentale al funzionamento dei motori diesel di ultima generazione, sempre più complicato da trovare dopo la chiusura dell’unico stabilimento italiano che lo produceva e che contribuiva per una grandissima fetta all’intero rifornimento italiano. E il poco additivo rimasto sul mercato è acquistabile a prezzi molto più alti del solito.

Crisi AdBlue, l’autotrasporto nella bufera

Un combinato disposto di complicazioni, non ultimo quello che ha colpito l’intera supply chain globale durante e dopo il picco della pandemia da Covid-19, che rischia di mettere in serio pericolo la continuità dei rifornimenti per le aziende e degli approvvigionamenti un po’ in tutta Europa.

Per quanto riguarda l’Italia a lanciare di nuovo l’allarme sono alcune associazione di categoria dell’autotrasporto (Fedit, TrasportoUnito, Assoespressi, AITI, FITE, Assopostale, Confetra) che, nell’ultima nota che hanno rilasciato, hanno ribadito quanto “trovano incomprensibile la chiusura dello stabilimento italiano della Yara, l’azienda di Ferrara che produce il 60% del marcato italiano di AdBlue, la quale ha fermato le linee per quattro settimane a causa dell’impennata del prezzo del metano, necessario alla fabbricazione della sostanza, che avrebbe comportato una produzione in perdita. Davvero dobbiamo rassegnarci a vedere in circolazione soltanto i mezzi più vecchi, omologati fino alla direttiva Euro 4”.

Richiesto intervento del Governo

“Gli autotrasportatori, soprattutto quelli più sensibili che hanno investito in mezzo meno inquinanti – proseguono le associazione dell’autotrasporto in merito alla crisi AdBlue – si chiedono cosa aspetti il Governo ad intervenire perché venga scongiurata la crisi dei rifornimenti, venga fermata la corsa al rialzo del costo dell’AdBlue intervenendo anche decisamente sulla riapertura dello stabilimento di Ferrara. Non si può davvero pensare che si chieda alle aziende di investire sul Green per poi rimanere inerti di fronte al deteriorarsi della situazione. Il Governo convochi quindi senza indugi i dirigenti italiani della multinazionale norvegese – è questa la richiesta della Confetra – affinché si capisce come e quando la produzione potrà ripartire”.

Crisi AdBlue, anche Conftrasporto scende in campo

“Il problema è grave, ci vogliono soluzioni immediate”. Anche Conftrasporto-Confcommercio non ci va certo per la leggera nel tratteggiare la problematica della crisi AdBlue. Nella missiva che la sigla ha scritto al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, è stato infatti lanciato un nuovo allarme.

“Come noto, l’additivo ha il compito di abbattere le emissioni di ossidi di azoto per i motori diesel euro 5 ed euro 6 ed è, quindi, indispensabile per il loro funzionamento – scrive il presidente di Conftrasporto Paolo Uggè – Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una precipitosa e incontrollata corsa all’accaparramento del prodotto con ovvie ripercussioni sul prezzo, quasi raddoppiato, e soprattutto ad una riduzione delle scorte”.

A quanto si apprende, le cause della carenza del prodotto sarebbero imputabili all’aumento del costo dell’energia, in particolare del metano, indispensabile per la produzione dell’ammoniaca, rendendone sconveniente la produzione. Il che avrebbe contributo al fermo della produzione del principale produttore italiano di Adblue. “Se la tendenza fosse confermata il rischio concreto, nel caso estremo, è che i mezzi più virtuosi dal punto di vista ambientale (euro 5 e euro6) sarebbero costretti a fermarsi non rispettando più i limiti imposti dalle norme in termini di inquinamento, con evidenti ripercussioni sul sistema dei trasporti e su quello economico nel suo complesso”, avverte Conftrasporto. La Confederazione, confermando la propria disponibilità a collaborare, ha quindi chiesto al Governo di farsi parte attiva per cercare soluzioni adeguate.

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